Probabilmente per molti di voi il nome di Giacomo Serpotta potrà risultare poco familiare o addirittura sconosciuto, eppure stiamo parlando di un artista straordinario che, se fosse vissuto in un grande centro artistico come Roma, oggi comparirebbe su tutti i manuali di storia dell’arte, accanto ai grandi protagonisti del barocco.
Giacomo Serpotta (1656-1732) è stato uno dei più significativi scultori del suo tempo. Proveniente da una famiglia d’arte (il padre, il fratello e il figlio esercitarono la stessa professione) riuscì a nobilitare l’arte della lavorazione dello stucco, realizzando capolavori assoluti che solo negli ultimi anni stanno finalmente ricevendo la giusta valorizzazione.
Sono innumerevoli (e tutte meritevoli di una visita) le opere da lui realizzate per le chiese e gli oratori a Palermo, ma unanimemente i suoi massimi capolavori sono considerati gli oratori di Santa Cita, San Lorenzo e San Domenico, per i quali ha curato quasi interamente l’apparato decorativo.
In questo articolo vi proponiamo un piccolo itinerario alla scoperta dei capolavori di Serpotta e dell’importanza che hanno rivestito nello sviluppo del barocco in Sicilia e in Italia.
Che cosa sono gli oratori
Prima di iniziare a parlare di Serpotta e dei suoi oratori, occorre fare una precisa e doverosa premessa: sebbene presentino molte caratteristiche simili, gli oratori sono molto differenti dalle chiese. Le chiese infatti sono edifici pubblici, realizzate per le funzioni religiose e aperte a chiunque. Gli oratori invece nascono principalmente in età di Controriforma come sedi delle compagnie e delle confraternite, ed erano utilizzati sia per le funzioni religiose che per le riunioni.
Le compagnie e le confraternite avevano un ruolo molto importante all’interno della società e si occupavano di svariate mansioni, come assistere i condannati a morte, garantire degna sepoltura a chi non poteva permetterselo, assistere gli ammalati e molto altro ancora.
Inizialmente, quando le compagnie erano attive, l’accesso agli oratori era riservato ai loro associati; oggi molti di essi sono aperti al pubblico e visitabili.
Come sono strutturati gli oratori

Ma vediamo ora nel dettaglio come sono strutturati gli oratori, che generalmente presentano le stesse caratteristiche:
- un vestibolo, con due porte di accesso, collocato su uno dei due lati corti, che funge da ingresso;
- una sola aula centrale, senza cappelle laterali;
- il presbiterio, collocato sul lato corto opposto all’ingresso. Qui troviamo l’altare e sopra di esso è collocata una pala d’altare (generalmente un dipinto) con l’immagine più rappresentativa dell’oratorio;
- la controfacciata, dove era posto il seggio destinato al capo della compagnia. Solitamente nella controfacciata troviamo un’altra opera importante che può essere un dipinto o una decorazione a stucco;
- due file laterali di sedili, dove sedevano i membri della compagnia durante le riunioni e durante le celebrazioni.
Quando vengono realizzati gli oratori e come vengono decorati
Gli oratori a Palermo vengono realizzati dalla fine del ‘500, in piena età di Controriforma. Inizialmente le decorazioni erano piuttosto semplici: le pareti erano bianche e lisce; sopra l’altare era posta una pala o una tela devozionale; in pochissimi casi erano presenti piccoli affreschi.
A partire dalla seconda metà del ‘600, in piena età barocca, gli oratori cominciano ad arricchirsi di decorazioni prevalentemente a stucco. Si tratta di un materiale dai prezzi molto contenuti, soprattutto se paragonati al più pregiato e costoso marmo, ma allo stesso tempo molto versatile, adatto per creare le tipiche composizioni scenografiche dell’età barocca.
Elementi tipici delle decorazioni degli oratori
Nelle decorazioni a stucco ritroviamo alcuni elementi e alcune soluzioni ricorrenti utilizzate dai vari artisti come figure di santi, le allegorie delle virtù, scene narrative, putti, simboli religiosi e decorazioni floreali.
Per comprendere al meglio i vari cicli decorativi degli oratori occorre tenere presente che ci troviamo in luoghi gestiti da laici, e non dalla Chiesa, e quindi più liberi dalle rigide prescrizioni della Controriforma. Tenete bene presente questo aspetto quando vi spiegherò nel dettaglio le decorazioni realizzate da Giacomo Serpotta.
Chi era Giacomo Serpotta
Come anticipato nell’introduzione Giacomo Serpotta è stato uno scultore e stuccatore, nato a Palermo nel 1656 e morto nel 1732. La sua produzione artistica ricopre un arco temporale abbastanza notevole e pur essendo perfettamente inserito nel contesto artistico locale del suo periodo, riesce a superare numerose barriere, tanto da essere definito da Garstang “il principale artista dello stucco in Europa“ e da Argan “uno dei massimi scultori italiani del ‘700”.
Il suo principale punto di forza è stata la capacità di riuscire a fondere in maniera armoniosa quanto di meglio era stato già prodotto a livello locale da artisti precedenti e contemporanei, con le innovazioni provenienti dal mondo romano, sia quello classico che quello barocco. Tanto che per lungo tempo si è pensato che la sua formazione fosse avvenuta proprio a Roma, a fianco dei più celebri artisti dell’epoca.
In realtà Serpotta, grazie anche al fervente ambiente culturale che si era sviluppato a Palermo in quegli anni, ebbe modo di consultare numerosissime incisioni di opere romane, e allo stesso tempo fu abile a integrare le innovazioni propo0ste da quelle opere con quanto era già presente sul territorio siciliano. Il risultato di tale mix fu un linguaggio del tutto originale che, pur rimanendo legato alle stesse tipologie decorative del tempo, superò di gran lunga i suoi contemporanei. Giacomo Serpotta non inventa nulla di nuovo, ma semplicemente lo modernizza e lo rende stupefacente.
Le innovazioni artistiche introdotte da Serpotta negli oratori di Palermo
Le figure realizzate da Serpotta sono talmente realistiche da sembrare vive. L’attenzione dedicata ai dettagli, alle proporzioni, all’armonia, ma anche all’aspetto più emotivo e coinvolgente sono stupefacenti. Le sue innovazioni più significative riguardano il risultato finale: è riuscito a dare un’anima ai suoi personaggi che hanno smesso di essere semplici statue e si sono trasformati in protagonisti attivi che vivono, amano, soffrono, gioiscono e ci lasciano cogliere e partecipare in maniera attiva a tutte le loro emozioni.
Vediamo ora alcune figure tipiche delle decorazioni degli oratori e come Serpotta sia riuscito a innovarle.
Le allegorie delle Virtù

Una delle caratteristiche più tipiche dell’arte sacra consiste nel dare un volto e un aspetto riconoscibile a concetti astratti, come per esempio le Virtù. Spesso rappresentate come figure femminili, le allegorie delle Virtù sono riconoscibili da alcuni elementi tipici, chiamati attributi iconografici, che ne consentono il riconoscimento. Alcuni esempi: la Carità viene rappresentata come una donna che allatta più bambini; l’elemosina ha gli occhi bendati perché la mano destra non deve sapere cosa fa la sinistra; la Giustizia ha una spada e una bilancia; ecc…
Le allegorie delle Virtù realizzate da Giacomo Serpotta hanno tutti gli attributi iconografici tipici che ne consentono il riconoscimento. La grande innovazione introdotta da Serpotta sta nel fatto che le Virtù sembrano figure vive: somigliano a delle matrone romane; hanno dalle movenze flessuose e serpentinate; portano acconciature ricercate; gli abiti mostrano una grande attenzione al drappeggio e all’eleganza. Inserite nel contesto seicentesco riescono a dialogare non soltanto con le figure circostanti ma persino con gli spettatori.
Particolarmente eleganti sono le allegorie delle Virtù che Serpotta realizza per l’Oratorio del SS. Rosario in San Domenico: avvolte nei loro abiti sfarzosi, ricoperte da gioielli, mantelli, scialli e nastri, adagiate su eleganti piedistalli, poste su delle nicchie ricavate sulla parete e con le loro movenze flessuose, ricordano l’ostentazione e l’eleganza delle dame della nobiltà palermitana di quel tempo.
I putti

Altre figure tipiche e ricorrenti negli oratori (ma anche nelle chiese) sono i putti. Che cosa sono i putti? Sono una reinterpretazione rinascimentale di quelle figure che nell’arte classica erano chiamati amorini o piccoli genietti. Si tratta quindi di piccoli e paffuti angioletti che il più delle volte hanno una pura funzione decorativa. Tra i più celebri sicuramente ricorderete i putti della Madonna Sistina di Raffaello.
I putti di Serpotta smettono di essere dei semplici angioletti dagli sguardi inespressivi e dalle poste statiche e diventano dei bimbetti paffuti, dai capelli soffici, che giocano, fanno scherzi, ridono, si divertono e fanno divertire. In poche parole si fanno notare ed è impossibile smettere di guardarli.
La loro principale funzione è proprio quella di alleggerire il contesto che spesso tende a comunicare messaggi che parlano di sofferenza, dolore, penitenza, ecc… I putti di Serpotta ci ricordano che non siamo dentro una chiesa ma dentro un luogo laico, dove si deve pregare, ma si può anche sorridere con leggerezza.
I teatrini

Ma la grande innovazione decorativa che introduce Giacomo Serpotta negli oratori di Palermo sono i teatrini. Si tratta di rilievi prospettici, dei veri e propri piccoli teatri, dentro i quali i personaggi, all’interno di scenografie ricreate, compiono gesti e movimenti.
Anche i teatrini non sono un’invenzione di Serpotta. I rilievi prospettici compaiono per la prima volta in Sicilia nel XV secolo, nella cappella Mastrantonio di Francesco Laurana nella basilica di S. Francesco d’Assisi. I Gagini fanno grande uso di questa tecnica, li trasformano in teatrini e li utilizzano in pannelli di archi, tribune e tombe. Celebre è la monumentale Tribuna marmorea che avevano realizzato per la Cattedrale di Palermo e che fu “sciaguratamente” smantellata nel corso delle trasformazioni sette-ottocentesche della Cattedrale.
Quello che fa Serpotta è abbandonare definitivamente il legame con il bassorilievo e trasformare l’intera scena in un vero e proprio ambiente tridimensionale che gode di tutto lo spazio necessario per potersi svolgere.
La libertà di Serpotta
Serpotta introduce numerose innovazioni nel linguaggio decorativo, sviluppando soluzioni che raramente si riscontrano negli spazi ecclesiastici tradizionali. Questa libertà espressiva è legata anche al contesto delle compagnie laicali per cui lavora, confraternite composte da membri non ecclesiastici, che commissionano oratori privati destinati alla devozione interna. In questi ambienti, rispetto alle chiese ufficiali, è possibile sperimentare con maggiore libertà dispositivi scenografici, allegorici e narrativi, pur restando all’interno di un programma devozionale ortodosso.
I capolavori di Giacomo Serpotta: gli oratori di Santa Cita, San Lorenzo e San Domenico
Gli oratori di Santa Cita, San Lorenzo e San Domenico, senza nulla togliere a tutti gli altri lavori eseguiti da Giacomo Serpotta (che tra l’altro vi consigliamo di ammirare durante il vostro soggiorno a Palermo), sono considerati i suoi 3 grandi capolavori. Le decorazioni realizzate per questi oratori seguono un preciso percorso sacro per immagini, in perfetta sintonia con gli intenti della Chiesa controriformata di istruire i fedeli attraverso immagini che raccontano episodi e allo stesso tempo coinvolgere emotivamente gli spettatori. Le decorazioni quindi non sono casuali, non servono solo ad abbellire ma hanno dei compiti ben precisi.
Ora non possiamo sapere con certezza se tali immagini siano state davvero in grado di istruire i fedeli, ma sicuramente hanno coinvolto il pubblico, e continuano ancora oggi a farlo maniera egregia!
Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita

Indirizzo Oratorio di Santa Cita: Via Valverde, 3 Palermo
L’Oratorio di Santa Cita è considerato il primo capolavoro di Giacomo Serpotta che ne decreta l’affermazione nell’ambiente palermitano. Serpotta realizza le decorazioni per la Compagnia del SS. Rosario in Santa Cita a partire dal 1686. Oramai trentenne e con una attività artistica alle spalle già abbastanza lunga (seppure in collaborazione con il fratello maggiore Giuseppe), Giacomo Serpotta si ritrova a dovere fare i conti con un compito apparentemente arduo: trasformare l’involucro bianco e liscio dell’oratorio in uno spettacolo teatrale per immagini.
Lo stile è quello tipico del tardo barocco siciliano, caratterizzato da decorazioni fitte, rigogliose, serpentinate, spiraleggianti, come dei preziosi ricami eseguiti con lo stucco. Per questo stile è stato utilizzato il termine horror vacui (la paura del vuoto), visibile in molte chiese come Casa Professa, Santa Caterina d’Alessandria, Immacolata Concezione al Capo, ecc…. Oltre alla schiera di putti e allegorie delle Virtù, ritroviamo i 15 misteri del Rosario realizzati nei teatrini che ricoprono tutte le pareti e ci guidano nel percorso di vita di Gesù che va della sua nascita fino alla resurrezione.

L’opera di maggiore rilievo (anche se tutte le altre si possono considerare allo stesso livello) è la rappresentazione della Battaglia di Lepanto nella controfacciata. L’intera scena della battaglia è concepita come una sorta di rivelazione teatrale: diversi putti sollevano questo immenso, morbido e svolazzante drappo creando un effetto scenografico di grandissimo impatto. E tutto questo è stato realizzato utilizzando dello stucco! La scelta di tale soggetto non è casuale: la battaglia di Lepanto è considerata il trionfo della civiltà occidentale contro la minaccia rappresentata dall’Islam, e il successo viene attribuito all’intercessione della Vergine Maria. Da questo episodio è stata istituita la festa della Madonna del Rosario.
Oratorio di San Lorenzo

Indirizzo Oratorio di San Lorenzo: Via dell’Immacolatella, 5 Palermo
Il secondo capolavoro di Giacomo Serpotta è l’Oratorio di San Lorenzo che realizza a partire dal 1699 per la Compagnia di San Francesco. Ancora una volta Serpotta si trova a dovere decorare un ambiente fatto di pareti bianche e lisce, ma in questa occasione ha un elemento fondamentale da cui partire: la Natività con i santi Lorenzo e Francesco, realizzata da Caravaggio e posta sopra l’altare già a partire dal 1600.
L’intera decorazione segue un filo conduttore che indica un preciso percorso di salvezza e di santità. Un percorso che comincia con la venuta di Cristo al mondo che salva l’uomo dal peccato; percorso che deve essere poi proseguito dall’uomo attraverso la preghiera e le opere, come hanno fatto i santi Lorenzo e Francesco le cui imprese sono rappresentate nei teatrini lungo le pareti e nella controfacciata; prosegue poi con il sacrificio estremo, come le Stimmate di San Francesco e il Martirio di San Lorenzo rappresentato nella controfacciata; e si conclude con la Gloria di San Francesco sopra l’altare.

Difficile rimanere impassibili di fronte alla rappresentazione del martirio di San Lorenzo, che fu condannato a bruciare vivo sulla graticola. Serpotta realizza un gigantesco teatrino con i personaggi a grandezza naturale, creando uno spazio tridimensionale che invade lo spazio di noi spettatori e ci rende parti integranti della stessa opera.
San Lorenzo è raffigurato come un giovane dal corpo seminudo e dalla folta capigliatura, disteso sulla graticola. Solleva le braccia verso l’alto in un gesto di invocazione, e il suo volto esprime insieme dolore e una profonda beatitudine mistica, quasi estranea alla sofferenza fisica. Al contrario dei suoi carnefici, concentrati affinché l’operazione venga portata a termine con successo e privi di compassione.
A differenza dell’Oratorio di Santa Cita, qui troviamo un barocco più misurato, equilibrato, meno ridondante, più ispirato ai modelli romani.
Oggi l’Oratorio di San Lorenzo è gestito dall’Associazione Amici dei Musei Siciliani ed è visitabile tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00. L’oratorio è anche sede di eventi musicali e ospita periodicamente concerti.
Importante curiosità: l’Oratorio di San Lorenzo è divenuto tristemente famoso per il furto della Natività di Caravaggio avvenuto nel 1969. Dal 2015 la drammatica assenza sopra l’altare è stata colmata da una straordinaria riproduzione digitale ad altissima definizione, realizzata dal team di Factum Arte.
Oratorio del SS. Rosario in San Domenico

Indirizzo Oratorio di San Domenico: Via dei Bambinai, 18 Palermo
Terzo grande capolavoro di Serpotta è considerato l’Oratorio del SS. Rosario in San Domenico che realizza dal 1710 al 1717. Il tema principale torna ad essere il Rosario, ma questa volta i misteri non sono più rappresentati nei teatrini ma in delle tele realizzate dai più importanti pittori attivi a Palermo in quel periodo (Pietro Novelli, Matthias Stom, Guglielmo Borremans e Filippo Paladini), oltre alla pala d’altare realizzata da Antoon Van Dyck che rappresenta la Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina da Siena e i santi Vincenzo Ferreri, Oliva, Ninfa, Agata, Cristina e Rosalia.

Ritroviamo qui gli elementi ricorrenti come i putti e le allegorie delle Virtù. Ma proprio queste ultime rappresentano una vera e propria innovazione stilistica: non più semplici figure dallo sguardo impassibile ma donne che indossano preziosi gioielli e abiti arricchiti da pizzi e drappeggi, in perfetta armonia con la moda del tempo. Questa, e tutte le altre innovazioni introdotte da Serpotta, sono coerenti con la libertà di cui godette, lontana dalle repressioni dettate dalla Controriforma.
Per rafforzare il linguaggio teologico delle tele Serpotta realizza degli ovali in stucco con scene dell’Apocalisse e dell’Antico Testamento. In quest’ultima opera la dimensione teatrale raggiunge il suo massimo sviluppo, fino quasi a prevalere su quella devozionale, che sembra passare in secondo piano.
Testi per approfondire le opere di Giacomo Serpotta
Come vi avevo anticipato nell’introduzione, Giacomo Serpotta è un artista che è stato scoperto e valorizzato in tempi recenti e grazie all’enorme interesse da parte di numerosi storici dell’arte oggi sono diversi i testi che permettono di approfondire il suo operato.
Il primo ad interessarsi a Serpotta e ad aprire la strada verso studi più approfonditi è stato Donald Garstang che nel 1991, per la Sellerio, pubblica Giacomo Serpotta e gli stuccatori di Palermo, una ampia ricostruzione della lavorazione dello stucco a Palermo con particolare approfondimento della figura di Giacomo Serpotta. Sempre Garstang nel 2008 pubblica per Flaccovio Serpotta che riprende e aggiorna gli studi precedenti. entrambi i volumi oggi si possono trovare solo nel mercato dell’usato.
Una panoramica ancora più aggiornata ce la offre il professore Pierfrancesco Palazzotto che ha pubblicato numerosi studi e approfondimenti sulle opere, sui committenti, sulle collaborazioni e le influenze di Serpotta. Tra tutti vi segnalo Gioacomo Serpotta. Gli oratori di Palermo. Guida storico-artistica, che fornisce una dettagliata descrizione delle strutture tipiche degli oratori, oltre ad una precisa descrizione di tutti gli oratori in cui sono presenti oper erealizzate dal grande stuccatore palermitano.
Per un maggiore approfondimento dei singoli oratori vi consiglio le monografie edite da Euno Edizioni che ha dedicato 4 volumi agli oratori realizzati da Serpotta:

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