Il museo del tempo presente tra memoria, esperienza e ricerca. I casi GAM Torino, HangarBicocca e Fondazione Prada

Aprire un deposito, ripensare gli spazi di una collezione, commissionare un’opera concepita per un luogo specifico: il museo contemporaneo non sta semplicemente cambiando il modo in cui espone le opere, ma il modo in cui il patrimonio entra in relazione con il presente.

È questa la trasformazione più profonda del patrimonio nel nostro tempo: il museo diventa lo spazio in cui il passato torna ad accadere. Le opere conservano la loro memoria e acquistano nuove possibilità di relazione con il presente. Per secoli il museo ha protetto ciò che rischiava di scomparire. Le grandi istituzioni culturali del Novecento hanno costruito la propria identità intorno alla conservazione, alla trasmissione e all’autorità della memoria. Oggi quella funzione si apre a una nuova domanda: come continuare a rendere vivo ciò che viene custodito in un’epoca dominata dall’eccesso di immagini?

Il museo contemporaneo è chiamato a rendere il tempo nuovamente percepibile


André Malraux, con il concetto di Musée imaginaire, aveva già intuito che il significato delle opere nasce dalle relazioni che la memoria costruisce tra immagini lontane nello spazio e nel tempo. Duncan Cameron avrebbe poi definito il passaggio dal museo come “tempio” al museo come “forum”, mentre Eilean Hooper-Greenhill avrebbe mostrato il museo come luogo di produzione della conoscenza. Come ha evidenziato Tony Bennett, il museo è anche un dispositivo pubblico attraverso cui una società organizza il proprio rapporto con il sapere, la memoria e lo sguardo.

Tre istituzioni italiane interpretano oggi questa trasformazione attraverso strategie differenti: la GAM ripensa il rapporto tra collezione e città, Pirelli HangarBicocca fa della produzione artistica e dell’esperienza del pubblico il centro della propria identità, la Fondazione Prada utilizza mostre, architettura e ricerca interdisciplinare per costruire nuove chiavi di lettura del presente. Non è un confronto tra esposizioni, ma tra diversi modi di intendere il museo contemporaneo.

GAM Torino: aprire la collezione e mostrare l’invisibile


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Ph Perottino – Courtesy of GAM Torino

In questa prospettiva la GAM 4.0 della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino rappresenta un caso emblematico. Il progetto firmato da MVRDV coadiuvato da Balance Architettura ed EP&S Group, vincitore del concorso internazionale presentato al Teatro Regio nel 2026, non costruisce un nuovo museo: trasforma il rapporto con ciò che il museo già possiede.

La cancellata che separa l’edificio dalla città viene rimossa, il piano interrato diventa un Deposito Vivente accessibile al pubblico, la luce naturale modifica la percezione degli spazi. Non cambia soltanto l’accesso all’edificio: cambia il modo in cui una collezione pubblica entra nella vita della città. Rendere visibile il deposito significa trasformare la conservazione in una forma di conoscenza condivisa, mostrando che il patrimonio non coincide solo con ciò che è esposto, ma anche con ciò che normalmente resta invisibile. In un momento in cui molti musei cercano identità attraverso architetture spettacolari, Torino propone un gesto più radicale: lavorare sulla propria memoria.

La trasformazione della GAM mostra che una collezione permanente non è una narrazione definitiva della storia dell’arte, ma un insieme di possibilità. Le opere restano le stesse; cambia il modo in cui possono essere incontrate.

Pirelli HangarBicocca: la produzione e la scultura sociale


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Veduta dell’atrio di ingresso di Pirelli HangarBicocca, Milano, 2023 Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Lorenzo Palmieri – Courtesy of Pirelli HangarBicocca

Da oltre vent’anni Pirelli HangarBicocca sviluppa una programmazione fondata su opere concepite per i suoi spazi industriali, spesso realizzate in stretta collaborazione con gli artisti. Le mostre diventano così parte di un progetto culturale che privilegia la produzione, l’esperienza e la permanenza del dialogo con il pubblico. La mostra The House That Jack Built di Rirkrit Tiravanija, curata da Lucia Aspesi e Vicente Todolí, trasforma le Navate in un ambiente attraversabile, un labirinto di tessuto color zafferano che accompagna il pubblico tra ricostruzioni di architetture domestiche di Le Corbusier, Schindler, Lewerentz e Prouvé.

La formula “a lot of people” presente nelle installazioni sintetizza il principio della ricerca di Tiravanija: l’opera si compie nell’incontro con chi la attraversa. È una prospettiva vicina all’idea di scultura sociale di Joseph Beuys, secondo cui la creatività appartiene anche alle relazioni generate dall’arte. La mostra diventa così un esempio della vocazione di HangarBicocca: produrre opere che esistono pienamente solo nell’esperienza condivisa del visitatore.

Fondazione Prada: il museo come laboratorio e centro di ricerca


Anche la Fondazione Prada sviluppa da anni un modello che supera la semplice attività espositiva. Mostre, editoria, cinema, filosofia, architettura e ricerca convivono in un programma che mette continuamente in relazione linguaggi differenti, trasformando ogni progetto in un’occasione di riflessione culturale. La Fondazione Prada rappresenta un ulteriore passaggio: il museo come spazio di ricerca. Nella Cisterna dell’ex distilleria milanese, trasformata dallo studio OMA guidato da Rem Koolhaas, Mona Hatoum presenta Over, under and in between, un progetto costruito attorno alle immagini della ragnatela, della mappa e della griglia.

La proiezione cartografica Gall-Peters mette in discussione rappresentazioni consolidate del mondo, mentre la struttura cinetica all of a quiver sospende l’idea di ordine tra costruzione e instabilità. L’opera non offre risposte, ma strumenti per interrogare temi geopolitici, sociali e percettivi: è in questo senso che la ricerca diventa parte integrante della missione della Fondazione. Qui il museo diventa un laboratorio della contemporaneità, dove arte, architettura e pensiero critico convivono.

Oltre la conservazione: tre visioni per il futuro


GAM Torino, HangarBicocca e Fondazione Prada mostrano tre possibilità del museo futuro: riscrivere la memoria, trasformare l’esperienza, produrre ricerca.

È una trasformazione che dialoga con istituzioni internazionali come Tate Modern, Centre Pompidou e Louvre-Lens, musei che hanno ridefinito il rapporto tra patrimonio, spazio pubblico e comunità.

Il museo del futuro non sarà quello che conserverà di più, ma quello capace di far continuare a vivere ciò che conserva.

Perché una memoria chiusa appartiene all’archivio. Una memoria interrogata continua a essere cultura.

Foto di copertina: Foto Studio Gonnella – Courtesy of GAM Torino

Informazioni su Margherita Artoni 2 Articoli
Margherita Artoni è una critica d’arte contemporanea e curatrice indipendente che opera tra l’Italia e gli Stati Uniti. Ha iniziato la sua carriera collaborando con Flash Art e attualmente scrive per Segno, Juliet, Artribune, Exibart, Inside Art, ArteIN, Il Giornale dell’Arte, ArtDependence, Doppiozero, part of cult(ure), The Art Fuse e Whitehot Magazine. Ha diretto gallerie a Torino — tra cui NEOCHROME ed EDGE Art Space — e a New York presso TEAM Gallery. La sua attività curatoriale ha incluso programmi espositivi con artisti internazionali come Rashid Johnson, Theaster Gates, Ali Banisadr, Angel Otero, Tim Rollins & K.O.S., Laura Owens e Mika Tajima.

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