Dal Grand Tour alla scena contemporanea: come Taormina è diventata un mito

Piazza XII aprile Taormina

Taormina un reportage tra pietre elleniche, terrazze affacciate sull’Etna e la vertigine gentile di una città che da duemila anni sa mettersi in scena.

Indice dei contenuti

 

1. Quando gli intellettuali europei del Grand Tour arrivarono a Taormina nel Settecento


Quando gli intellettuali europei del Grand Tour arrivano a Taormina nel Settecento, non si limitano a visitarla ma creano il mito. Attraverso i loro diari di viaggio, le loro incisioni e i loro dipinti, Taormina viene esportata nei salotti di Londra, Parigi e Berlino. Il desiderio di vedere con i propri occhi quel panorama mozzafiato diventa una sorta di rito di iniziazione per chiunque voglia definirsi un uomo di cultura.

Goethe ci passa nel 1787, durante il suo Viaggio in Italia, e il Teatro Antico con l’Etna sullo sfondo diventa una delle visioni fondative del romanticismo tedesco. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, i frequentatori illustri si moltiplicano; Taormina diventa il luogo dove l’Europa che conta viaggia per confermare il suo status, il suo gusto, la sua appartenenza.

Ma è con l’arrivo di un barone tedesco squattrinato e dalla salute cagionevole che Taormina compie il salto definitivo nell’immaginario collettivo. Wilhelm von Gloeden approda in Sicilia nella seconda metà dell’Ottocento e vi trova esattamente ciò che cerca; una bellezza quotidiana diversa dal nord Europa. Le sue fotografie evocano un nuovo classicismo fatto di grazia e mito; non è semplice fotografia, è poesia. I viaggiatori del Grand Tour avevano disegnato e dipinto i paesaggi, li avevano descritti e riprodotti in mappe, ma nulla attrasse gli altri stranieri europei come fecero le fotografie di von Gloeden.  Grazie a lui il borgo siciliano diventa meta prediletta di artisti, letterati e viaggiatori da ogni parte del mondo, e von Gloeden ospita nella sua villa personaggi come Oscar Wilde e Nietzsche, trasformando Taormina in un nodo della cultura europea di fine secolo.

2. Visitare Taormina oggi: dal Teatro Antico ai segreti della costa


Taormina veduta roccaOggi Taormina si offre allo sguardo con la naturalezza disinvolta di chi sa di essere bella da sempre, aggrappata alla roccia sopra il Mar Ionio, con l’Etna sullo sfondo che fuma come se la sua presenza fosse il più antico dei fondali scenografici. Arrivare a Taormina per la prima volta dà la sensazione strana di riconoscere qualcosa che non si è mai visto: il Teatro Antico, il Corso Umberto, le buganvillee sui vicoli in discesa verso il mare. Un déjà vu collettivo, costruito da secoli di Grand Tour e fotografie.

Duomo di TaorminaTuttavia all’arrivo  ci  si stupisce sempre della stessa cosa; che una città capace di ospitare il jet set internazionale, di far innamorare Goethe e ospitare D.H. Lawrence, si misuri in fondo su un’unica strada. Corso Umberto attraversa il centro storico da Porta Messina a Porta Catania come una spina dorsale, e su di esso si affacciano palazzi medievali, boutique di lusso, chiese barocche e granite servite al banco. Piazza IX Aprile, a metà del percorso, è il punto in cui la scena si allarga: da lì la vista precipita sul golfo, e la terrazza pavimentata a scacchiera bianca e nera, con il campanile dell’orologio a fare da quinta, è diventata per accumulo di sguardi e di racconti, quasi un luogo letterario prima ancora che fisico.

Teatro antico di Taormina by nightIl Teatro Antico, costruito nel III secolo a.C. e poi rimaneggiato dai romani, resta il centro di gravità di ogni discorso sulla città; secondo per dimensioni solo a quello di Siracusa, con la sua cavea di oltre cento metri di diametro, offre una delle vedute più fotografate del Mediterraneo.  Foto impossibili, ovviamente, nel senso che nessuna immagine restituisce la sproporzione fisica tra le colonne superstiti, il blu del mare sotto e il cono dell’Etna che fuma, quando fuma.

Meno raccontati, ma non meno necessari, sono i Giardini della Villa Comunale, voluti alla fine dell’Ottocento da Florence Trevelyan, nobildonna inglese esiliata a Taormina per una relazione scomoda con il futuro Edoardo VII. Il giardino che ne nacque è un capriccio botanico e architettonico insieme: sentieri ombrosi, piante mediterranee ed esotiche, e le celebri “Beehives”, bizzarre costruzioni in pietra e mattoni dalla funzione mai del tutto chiarita; forse voliere, forse capricci decorativi, forse entrambe le cose. È uno di quei luoghi in cui la storia di Taormina rivela il suo lato meno solare: quello degli esuli, degli eccentrici, degli stranieri che nell’Ottocento e nel Novecento scelsero questa costa non per il panorama, ma per la distanza che offriva dalle proprie vite precedenti.

Taormina Mazzarò e Isola BellaScendendo verso la costa, la funivia che collega il centro storico a Mazzarò è essa stessa un piccolo rito di passaggio; pochi minuti in cui la città alle spalle si fa modello in scala, e il mare davanti si allarga fino a includere Isola Bella, il minuscolo isolotto collegato alla terraferma da una lingua di sabbia che compare e scompare a seconda delle maree. Riserva naturale dal 1998, custodisce un ecosistema fragile che convive, non senza tensioni, con l’enorme richiamo turistico del luogo. È uno dei tanti paradossi di Taormina: la sua bellezza è al tempo stesso la sua risorsa e la sua minaccia, e la città sembra aver imparato a convivere con questa contraddizione strutturale.

Chi ha tempo per una deviazione dovrebbe salire a Castelmola, il borgo abbarbicato sopra Taormina che offre, letteralmente, il punto di vista opposto; non più la città guardata dal basso, ma la costa intera vista dall’alto, con Taormina stessa ridotta a un dettaglio nella composizione. È lassù, tra i vicoli stretti e i bar storici affacciati sul vuoto, che si capisce meglio perché questa costa abbia attratto per secoli pittori, scrittori e fotografi; non tanto per la singola veduta, quanto per la moltiplicazione dei punti di vista possibili, ciascuno capace di restituire un’immagine diversa dello stesso paesaggio.

3. L’arte del rallentare: come scegliere quale Taormina incontrare


Taormina rischia sempre di essere raccontata due volte: come meta da spuntare in una lista, e come luogo che si offre solo a chi accetta di rallentare. Le due Taormina coesistono, spesso nello stesso isolato, e sta a chi la visita scegliere quale delle due incontrare. Vale la pena arrivare presto al Teatro Antico, prima che il sole sia troppo alto e i pullman abbiano scaricato i loro passeggeri; vale la pena perdersi nelle traverse di Corso Umberto, dove le botteghe artigiane resistono ancora, anche se sempre più assediate; vale la pena, soprattutto, restare fino a sera, quando la luce cambia, i turisti giornalieri se ne vanno, e la città torna  per qualche ora a essere semplicemente se stessa; un balcone di pietra sospeso tra il vulcano e il mare, che da duemilacinquecento anni continua, imperturbabile, a mettere in scena il proprio spettacolo.

Informazioni su Mariella Anzalone 15 Articoli
Si è occupata di moda per molti anni, a Milano e in giro per il mondo, ma ha sempre coltivato la sua grande passione per l’arte. Collezionista, è laureata in Lingue e Letterature straniere e in Storia dell’arte. Il Novecento è il suo periodo storico artistico prediletto.

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