Il peso dei sogni e la forza del mito: l’universo di Botero incontra la storia della Sicilia

Mostra Botero Palermo 2026 Palazzo Riso

Dal 23 luglio al 31 ottobre 2026, la Sicilia diventa la cornice di un doppio itinerario dedicato all’universo figurativo di Fernando Botero. 37 opere infatti, provenienti dalla Fernando Botero Zea Collection e da Botero Family Estate, dialogano con gli spazi di Villa Aurea e la Valle dei Templi di Agrigento, e con le sale espositive del Palazzo Riso di Palermo. Si tratta di un progetto unico che non vuole essere solo una semplice mostra dedicata a uno dei protagonisti della scena artistica contemporanea, ma un vero e proprio dialogo che mette in relazione le opere del maestro colombiano  con le stratificazioni culturali del territorio siciliano.

1. Una storia d’amore e di pubblico: il legame tra Botero e l’Isola


Il rapporto tra Fernando Botero e la Sicilia ha radici assai profonde. Palermo infatti ha ospitato nel 1988 la mostra La Corrida e nel 2015 la mostra Via Crucis. La Pasión de Cristo. Due esposizioni che hanno visto l’affluenza di oltre 400 mila visitatori e che hanno messo in luce il profondo interesse e l’affetto del pubblico siciliano verso uno dei maestri più significativi della scena artistica a cavallo tra XX e XXI secolo.

2. Chi è Fernando Botero e il suo rapporto con pubblico e critica


Fernando Botero (1932-2023) è un artista dallo stile così inconfondibile da rendere ogni sua opera immediatamente riconoscibile al primo sguardo. Uno stile che, pur rimanendo nell’ambito del figurativo, non vuole rappresentare la realtà così come ci appare. Le sue figure dilatate e imponenti, con quei volti impassibili, fissi, assenti e privi di qualsiasi espressione emotiva, da un lato hanno conquistato il grande pubblico, ma dall’altro hanno diviso la critica. Diversi critici infatti hanno snobbato le sue opere definendole delle caricature, simili a delle marionette, frutto di un fenomeno squisitamente commerciale.

2.1 Da dove nasce lo stile di Botero?

Ma da dove nasce lo stile inconfondibile di Botero? Perché dipinge sempre figure grasse? Per diversi decenni il grande pubblico e buona parte della stampa divulgativa hanno messo in luce una sorta di ossessione e attrazione di Botero nei confronti delle donne grasse. Ossessione che è stata più volte smentita dallo stesso artista che ha dichiarato che «Non ho mai dipinto una donna grassa in vita mia. Quello che dipingo è il volume. Nella mia vita privata mi sono sempre piaciute le donne magre e slanciate». Una dichiarazione che viene ampiamente confermata dalla forma fisica delle sue 3 mogli, donne dalla figura esile e snella.

È sempre lo stesso artista a chiarirci la nascita di questo stile e il suo significato. Nel 1956 un giovane Botero dipinse un mandolino con un foro di risonanza di dimensioni eccessivamente sottodimensionate rispetto allo strumento, facendolo così apparire tozzo e dilatato. L’effetto finale però piacque così tanto al maestro che decise di costruire attorno ad esso il suo stile e il suo tratto identificativo.

2.2 La ricerca del volume come esaltazione della vita

Ma allora lo stile di Botero è solo un espediente grafico? Assolutamente no. Grazie a quello che è stato definito “il carattere distintivo del suo linguaggio” le figure di Botero, sia che si tratti di figure umane, sia che si tratti di nature morte, rappresentano l’abbondanza, che è sinonimo di esaltazione della vita, di positività, di energia.

In una intervista Botero ha dichiarato «Io non dipingo donne grasse. Nessuno ci crederà, ma è vero. Ciò che io dipingo sono volumi. Quando dipingo una natura morta dipingo sempre un volume, se dipingo un animale lo faccio in modo volumetrico, e lo stesso vale per un paesaggio. Sono interessato al volume, alla sensualità della forma. Se io dipingo una donna, un uomo, un cane o un cavallo, ho sempre quest’idea del volume, e non ho affatto un’ossessione per le donne grasse».

3. Il peso dei sogni: le opere di Botero a Palazzo Riso di Palermo


Mostra Botero Palermo 2026 Palazzo Riso 2Al Palazzo Riso di Palermo, sede del Museo Regionale di Arte Moderna e Contemporanea, sono esposte 12 opere di Botero tra dipinti, disegni, acquerelli e scultura. Ritroviamo i tratti tipici dell’universo boteriano che raccontano e riassumono la sua produzione: corpi  e figure dilatate, il circo, la corrida, l’intimità domestica e la natura morta.

Ma, come già anticipato all’inizio di questo articolo, la mostra non vuole solo esporre opere che raccontano l’operato di un artista, ma vogliono creare un dialogo e una riflessione. Già a partire dal titolo Il peso dei sogni. Come possono i sogni – evanescenti, immateriali, fugaci immagini dell’interiore umano – avere un peso?

Eppure le figure realizzate da Botero, che non appartengono né al dominio del realismo né a quello dell’astrazione, si collocano proprio in quello spazio intermedio nel quale la realtà viene trasfigurata dalla memoria, dal desiderio e dall’immaginazione. Proprio come i sogni. Ed è proprio attraverso il volume e la sua dilatazione nello spazio che Botero restituisce alle sue immagini un peso, una consistenza fisica, una permanenza che sembra ritagliarsi uno spazio consistente nel quotidiano e una immanenza nel tempo.

Fernando Botero - L'equilibrista

È un peso che intuiamo dall’evidenza visiva delle forme dilatate, ma che non trova riscontro nella fisica del reale. Le sue figure, infatti, sfidano la gravità: è il caso de L’equilibrista, dove una donna dalla corporatura imponente si regge su un solo piede sopra la testa di un uomo. Se quella massa fosse reale e non poetica, un simile gesto sarebbe impossibile. È proprio questo cortocircuito a restituirci la cifra del sogno: una sintesi perfetta tra la solennità della forma e un’inaspettata, quasi paradossale, leggerezza.

4. L’incanto del mito: le opere di Botero a Villa Aurea e alla Valle dei Templi di Agrigento


25 sono le opere originali, tra sculture, acquerelli, disegni e tecniche miste, che sono esposte ad Agrigento tra la Valle dei Templi e Villa Aurea.

8 sono le statue in bronzo, disseminate negli spazi esterni della Valle dei Templi, che dialogano con i resti dell’antica città di Akragas, riproponendo una tendenza espositiva sempre più diffusa, che mette in dialogo opere classiche con opere contemporanee. Ma l’intento non è solo quello di creare un corto circuito visivo, bensì quello di mettere in relazione queste opere apparentemente così distanti tra loro.

Sculture come Leda e il cigno, Maternità, Donna a cavallo, Donna seduta, Uomo su donna e le diverse versioni di Donna sdraiata mettono in risalto un’imponenza e una monumentalità fisica che sembrano nascere dal preciso intento di sfidare e resistere all’usura del tempo, per consegnarsi alle generazioni future. Esattamente come hanno fatto i templi di Akragas che, dopo 2500 anni, si mostrano ancora a noi: feriti, rimaneggiati, ricomposti, ma vivi come testimonianza piena di una civiltà lontana eppure straordinariamente presente.

Più meditativo è invece il rapporto con le 17 opere su carta e tela presenti all’interno di Villa Aurea, che mettono in risalto la continuità della ricerca artistica di Botero di cui abbiamo parlato anche per le opere di Palermo.

Informazioni su Giusy Vaccaro 124 Articoli
Laureata in Beni Culturali, attualmente sta proseguendo gli studi in Storia dell'Arte presso l'Università degli studi di Palermo. Dopo aver accumulato molti anni di esperienza nel settore dell'informatica, ha deciso di seguire la sua passione per la cultura, l'arte, la fotografia e il territorio. Ama la mitologia, l'arte moderna e contemporanea. Attualmente lavora come operatrice culturale presso un importante sito di Palermo.

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