Accendere sigarette ai fantasmi: un gesto quotidiano, concreto, fisico, compiuto verso chi non c’è più. Non è un gesto di lutto ma un gesto di conversazione continuata. Come se la morte non fosse un interruttore e i fantasmi fossero interlocutori ancora presenti, ancora capaci di ricevere qualcosa da noi, ancora degni di un’attenzione come quella di accendere una sigaretta.
Francesco Costantino, pittore palermitano del 1986, ha scelto questo titolo per la sua prima mostra personale da MARTHA ( Music ART House Academy) e la scelta dice già molto sul tono della pittura che vi si incontra: una pittura che lavora tra il ricordo e la percezione, tra quello che si vede e quello che si lascia intravedere. La mostra è aperta dal 9 maggio all’11 luglio 2026 ed è curata da Federico Lupo e Martina Martire.

Il nucleo centrale della mostra è il ciclo più recente di Costantino: oli su carta, un supporto che sceglie con consapevolezza precisa. La carta non è la tela; è più fragile, più porosa, assorbe il colore in modo diverso. Lavorarci in olio significa accettare una certa instabilità, una certa imprevedibilità nella superficie. Il risultato sono opere che hanno la qualità degli affreschi deteriorati, delle fotografie sovraesposte; presenti ma non del tutto risolti, nitidi in certi punti e sfumati in altri.
La pittura di Costantino non è una pittura che racconta storie nel senso narrativo, poiché non ha soggetti identificabili con la precisione del figurativo tradizionale, ma che costruisce atmosfere. Che lavora a metà strada tra il visibile e il non visibile, tra la materia e la sua dissoluzione, tra il presente e quello che il presente porta con sé di passato. La sua formazione spiega molto. Ha studiato tra Italia e Francia, cosa che in un pittore giovane produce spesso un occhio più mobile, meno provinciale nel senso tecnico del termine. Ha lavorato come assistente dell’artista svedese Aleksandra Mir, esperienza che lui stesso indica come formativa.
All’interno del percorso espositivo si distinguono due serie di piccoli formati intensi e colloquiali Mele e Agavi. L’agave non è solo una pianta: è il mediterraneo visto da dentro, la vegetazione aspra e resistente che cresce sui bordi delle strade siciliane e che porta con sé tutto il paesaggio di chi è cresciuto guardandola.

La mostra svolta nell’ultima sala. Qui il percorso si complica e si approfondisce con un gesto che merita di essere capito; Costantino introduce un nucleo di opere dipinte dalla madre, la pittrice Laura Natangelo, intorno agli anni Settanta. Non sono opere di corredo, non sono un omaggio decorativo, non sono una nota a margine. Sono una parte strutturale dell’esposizione, e la loro presenza trasforma il senso di tutto quello che viene prima. L’accostamento tra le opere della madre e quelle del figlio non è un confronto generazionale nel senso banale, ogni opera contiene un’altra opera, ogni presenza ne evoca un’altra, i due pittori si guardano attraverso le pareti della stessa sala senza che uno sovrasti l’altro.

L’opera di Costantino ha una chiave di lettura che funziona su più livelli simultaneamente. C’è l’eredità della pittura come disciplina: Costantino dipinge sapendo tutto quello che è stato dipinto prima di lui. C’è l’eredità familiare: una madre pittrice, le sue opere e un modo di stare davanti alla tela. E c’è l’eredità della memoria stessa che accade quando il pittore si lascia attraversare. Dunque accendere sigarette ai fantasmi è un’idea della pittura come pratica di conversazione prolungata e quantomai attuale con i maestri del passato, con la madre, ancora attiva e insegnante di storia dell’arte, con le proprie versioni precedenti e insieme come apertura verso chi verrà dopo.
MARTHA (Music ART House Academy) è uno spazio che negli ultimi anni ha costruito a Palermo una propria identità nel panorama della cultura contemporanea, dunque non una galleria nel senso commerciale del termine. MARTHA è un luogo in cui la musica e le arti visive convivono dentro degli spazi di inizio Novecento che portano con sé una memoria architettonica propria. Ospitare una mostra come questa in quegli spazi non è neutro: le stanze alte, i pavimenti antichi, la luce filtrata contribuiscono al senso generale dell’opera, al suo tono di conversazione con il tempo.
La pittura di Costantino, fatta di oli su carta e di piccole agavi, trova in questi spazi una risonanza diversa. I fantasmi, da MARTHA, sembrano di casa.

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