La città di Troia tra storia e leggenda: alla scoperta delle origini del mito

Giovanni_Domenico_Tiepolo_-_La processione del cavallo di Troia

La città di Troia e la guerra che ne ha decretato la sua distruzione sono l’asse attorno al quale ruota l’epica, la tragedia e buona parte del sistema del mito classico. La leggendaria costruzione delle sue mura invalicabili, il rapimento di Elena, la decennale e sanguinosa guerra, l’ingegnoso inganno del cavallo e i travagliati viaggi di Ulisse ed Enea hanno creato un’epopea popolata da una sconfinata schiera di dei, semidei, sovrani ed eroi che ancora oggi esercita un fascino magnetico su registi e scrittori, capaci di dare vita a continue rivisitazioni, adattamenti e storie parallele (vedi per esempio il recente riadattamento di Nolan sull’Odissea).

Tuttavia, di fronte a un fascino così duraturo e a descrizioni a volte incredibilmente dettagliate, è inevitabile chiedersi: la città di Troia è esistita veramente? I luoghi, i personaggi e le vicende che hanno animato la narrazione sono solo frutto dell’ingegnosa creatività di poeti e scrittori oppure affondano le radici in una realtà storica? 

In questo articolo cercheremo di scoprirlo, partendo da quello che conosciamo grazie alla letteratura e confrontandolo con i dati archeologici, frutto di numerosi studi e scavi realizzati in tempi relativamente recenti.

1. La storia della città di Troia, dalle origini alla sua distruzione, secondo la mitologia


albero genealogico TroiaLa storia relativa alla città di Troia ha un fortissimo e indissolubile legame con gli dei che ne condiziona pesantemente il destino. Tutto infatti ha inizio con Dardano, figlio di Zeus e della pleiade Elettra, che giunto nella regione della Troade sposa la figlia del re Teucro e fonda la città di Dardania, sulle pendici del monte Ida.

Tros, nipote di Dardano, è colui che dà il nome di Troiani al suo popolo, e genera tre figli:

  • Assarco, dalla cui linea di discendenza nascerà Enea, l’eroe che porrà le basi per la fondazione mitica di Roma;
  • Ganimede, il bellissimo giovane rapito da Zeus che offrirà come risarcimento dei cavalli immortali:
  • Ilo, il vero fondatore della Città di Troia.

1.1 La fondazione della città di Troia

Ilo infatti partecipa ai giochi atletici indetti dal re di Frigia e, dopo avere vinto la gara di lotta, riceve come premio 50 giovani, 50 fanciulle, una mucca chiazzata e la rivelazione di un oracolo: dovrà fondare una città nel punto esatto in cui la mucca si fermerà per riposare. Dopo avere camminato a lungo la mucca si ferma sulla collina di Ate, attorno alla quale Ilo traccia i confini della città di Ilio (Troia).

Tuttavia Ilo è preoccupato che la città possa sorgere attorno ad un cattivo auspicio: Ate infatti è la dea del livore e della rovina e per tale ragione prega Zeus affinché gli mandi un segno di benevolenza. Il mattino seguente Ilo trova davanti alla sua tenda una statua in legno raffigurante la dea Atena e l’oracolo stabilisce che finché la statua sarebbe rimasta al sicuro dentro la città, Ilio non sarebbe mai caduta.

1.2 La costruzione delle mura

Apollo e Poseidone al cospetto di Laomedonte
Apollo e Poseidone al cospetto di Laomedonte. Attribuito a Joachim von Sandrart e Girolamo Troppa (conservato in collezione privata e censito nel catalogo di aste d’arte storiche). Fonte: Wikimedia Commons.

La mitica costruzione delle invalicabili mura di Troia la si deve a Laomedonte, figlio di Ilo, e all’intervento divino di Poseidone e Apollo che, assunta forma umana, costruiscono le mura in cambio di un compenso in denaro. Compenso in denaro che tuttavia Laomedonte si rifiuta di dare e per questo viene punito: Apollo scaglia frecce invisibili che diffondono una terribile pestilenza in tutta la città; Poseidone invia un gigantesco e insaziabile mostro marino che distrugge i campi coltivati e divora chiunque si avvicini.

L’unico modo per salvare Troia è offrire in pasto al mostro marino la principessa Esione, figlia di Laomedonte, che viene così legata a una roccia in attesa di essere divorata. Eracle si offre di salvare Esione e l’intera città in cambio dei cavalli divini donati da Zeus. Laomedonte accetta la proposta ma ancora una volta, al momento di pagare il proprio debito, si tira indietro provocando l’ira di Eracle.

Eracle libera Esione dal mostro marino
Eracle libera Esione dal mostro marino. Incisione conservata presso la Wellcome Collection, Londra (CC BY 4.0).

1.3 La prima caduta di Troia

L’eroe infatti torna poco tempo dopo a capo di una flotta, espugna le mura della città, uccide Laomedonte e tutti i suoi figli risparmiandone solo due: la prima è la principessa Esione che viene data in sposa a Telamone, re di Salamina; il secondo è Podarce, salvato per volontà della stessa Esione. Podarce cambierà il proprio nome in Priamo e diventerà l’ultimo re di Troia.

1.4 Il rapimento di Elena e la definitiva distruzione di Troia

Il regno faticosamente ricostruito da Priamo, padre di ben cinquanta figli, avrà tuttavia vita breve. Il giovane principe Paride infatti rapisce Elena – la donna più bella del mondo, nonché regina di Sparta e moglie di Menelao – facendo così scattare un antico patto che riunisce tutti i re della Grecia sotto la guida di Agamennone alla conquista di Troia.

Guido Reni, Il Rapimento di Elena (1631)
Guido Reni, Il Rapimento di Elena (1631). Fonte: Wikipedia

La guerra, come sappiamo, dura 10 anni ed è causa della morte di valorosi eroi come Ettore e Achille. Ma solo l’astuto inganno del cavallo, ideato da Ulisse, riuscirà a violare le mura di Troia e a provocarne la sua definitiva distruzione.

2. Troia secondo le fonti storiche e archeologiche


Per secoli si è creduto che il ciclo troiano appartenesse esclusivamente al territorio del mito e della poesia antica. Tuttavia oggi, grazie alla perseveranza di un uomo di nome Heinrich Schliemann — e all’intuito del diplomatico e archeologo inglese Frank Calvert, che per primo individuò il sito corretto — possiamo affermare con cognizione di causa che questa città, contrariamente a quanto si era creduto per secoli, è esistita veramente. La famosa Guerra di Troia, narrata dai poeti dell’antica Grecia, è stata realmente combattuta e i personaggi che vi hanno preso parte non sono solo il frutto di una fervida immaginazione. Una scoperta sensazionale che ha aggiunto veridicità a quello che fino ad allora era considerato solo un mito.

2.1 Chi era Heinrich Schliemann?

Nato in Germania nel 1822, Heinrich Schliemann mostrò fin dalla sua più tenera età un forte interesse per le appassionanti storie della mitologia greca. Un interesse sempre più crescente che con il passare del tempo si trasformò in un’ossessione talmente pervasiva da convincerlo che quello narrato da Omero e dagli altri poeti fosse realmente accaduto. Il suo scopo di vita divenne quindi quello di dimostrare la veridicità di tale narrazione.

Schliemann sapeva bene che per finanziare un’impresa di tale portata aveva bisogno di tanto denaro, che riuscì a racimolare lavorando instancabilmente nel mondo degli affari. A soli 36 anni era diventato un ricco capitalista, talmente ricco che decise di ritirarsi dal commercio per intraprendere la sua vera impresa. Il suo matrimonio con la prima moglie russa era ormai tramontato da tempo e, ottenuto il divorzio, Schliemann sposò una giovane donna greca, Sophia Engastromenos, appassionata come lui dei poemi omerici (e dalla quale ebbe due figli che chiamò Agamennone e Andromaca).

2.2 L’inizio degli scavi e il ritrovamento della città di Troia

Oramai libero da ogni ostacolo, Schliemann partì alla volta dello stretto dei Dardanelli con l’intenzione di scavare e riportare alla luce i resti di un’antica e fastosa civiltà. Molti nell’ambiente accademico gli risero in faccia, ma fu proprio grazie all’incontro con Frank Calvert che Schliemann concentrò le sue energie sulla collina di Hissarlik in Turchia.

Nel 1871, dopo estenuanti trattative con le autorità ottomane, ottenne i permessi e iniziò a scavare. Dopo mesi di scavi finalmente riuscì a trovare qualcosa. Superato lo scetticismo iniziale, ben presto il mondo intero fu costretto a dargli credito e ad accettare il fatto che era stata appena compiuta una delle più grandi scoperte della storia.

Nel maggio del 1873 infatti Schliemann ritrovò un deposito di oggetti preziosi nascosto nei pressi delle mura fortificate, fatto di coppe in oro e argento, armi in bronzo e migliaia di raffinati gioielli in oro massiccio, che ribattezzò immediatamente come il Tesoro di Priamo.

2.3 Gli scavi successivi e le stratificazioni

Grazie agli scavi scientifici condotti successivamente da Wilhelm Dörpfeld e Carl Blegen, oggi sappiamo che la collina di Hissarlik racchiude ben nove città sovrapposte nell’arco di tremila anni. La Troia dell’Iliade — distrutta da un violento assedio e da un incendio attorno al 1180 a.C., come dimostrano le punte di freccia in bronzo e le rovine bruciate ritrovate dagli archeologi — non era quella ritrovata da Schliemann (Troia II), bensì uno strato molto più recente (Troia VIIa). Schliemann, insomma, scavando troppo in profondità, aveva sì trovato la vera Troia, ma aveva scambiato la città di Priamo con quella dei suoi lontani antenati!

3. Il verdetto della storia e la forza del mito


Oggi dunque sappiamo che Troia è stata una città ricca e fiorente, distrutta da una violenta guerra, e che questo conflitto molto probabilmente non è stato combattuto per ragioni sentimentali ma per questioni molto più pratiche. Troia infatti sorgeva in una posizione strategica sullo stretto dei Dardanelli e controllava le rotte commerciali tra il Mare Egeo e il Mar Nero, imponendo forti contributi e dazi a ogni nave di passaggio. I greci, stanchi di questo predominio economico e desiderosi di controllare quei commerci, se ne servirono come pretesto per scatenare la guerra.

Ma la versione storica è talmente priva di fantasia che quasi ci rifiutiamo di accettarla e ci rifugiamo in quella più appassionata che i poeti greci ci hanno tramandato. Una storia bella, intensa, romantica, in cui prevalgono valori come l’amicizia, l’amore, il senso della patria, il desiderio di immortalità, ma anche il tradimento, l’inganno e la vendetta. Certo, la storia ci insegna che ci vogliono motivazioni ben diverse per scatenare una guerra, ma per i greci dell’epica bastava molto meno: anche un semplice tradimento amoroso!

Immagine di copertina: Giandomenico Tiepolo, “La processione del Cavallo di Troia”, 1760-1765 circa, National Gallery, Londra. Fonte: Wikimedia Commons (Pubblico Dominio).

 

Informazioni su Giusy Vaccaro 124 Articoli
Dopo aver accumulato molti anni di esperienza nel settore dell'informatica, ha deciso di seguire la sua passione per la cultura, l'arte, la fotografia e il territorio. Ha conseguito una laurea triennale in Beni Culturali e una laurea magistrale in Storia dell'Arte presso l'Università degli studi di Palermo. Ama la mitologia, l'arte moderna e contemporanea. Attualmente lavora come operatrice culturale presso un importante sito di Palermo.

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