Che fosse uno dei titoli più attesi dell’anno non era certo un mistero. Nei mesi scorsi siamo stati bombardati da indiscrezioni, teorie e immagini rubate dal set che hanno infiammato il dibattito e hanno alimentato a dismisura le aspettative. Ora che l’Odissea di Nolan è arrivata nelle sale, l’attenzione nei suoi confronti continua a crescere, così come le recensioni che stanno riempendo pagine di siti e profili social. Anche noi di Viaggi Arte Cultura vogliamo esprimere la nostra opinione, ma come sempre con uno sguardo che vuole essere originale (anche se in questo caso è stato molto difficile).
Indice dei contenuti
1. Un film anticipato da numerose critiche
Se ci soffermiamo ad analizzare il film mettendolo in costante confronto con il testo originale di Omero, ci ritroveremo a elencare una serie di incongruenze a livello filologico che rischierebbero di annoiare qualsiasi lettore. Il film, del resto, è stato accompagnato da accese polemiche fin dai primi rumor proprio a causa delle sue licenze narrative rispetto all’opera originale.
Tuttavia, stiamo parlando di un film realizzato da un regista americano nel 2026, che si ispira a un testo composto tra l’VIII e il VII secolo a.C. da una civiltà molto lontana – per location e cultura – da quella che stiamo vivendo.
Inoltre non ci si può certo aspettare che un artista di qualunque genere – che si tratti di uno scultore, di un pittore, di uno scrittore o, come in questo caso, di un regista – si limiti a trasportare pedissequamente una vicenda letteraria senza inserire nessuna interpretazione personale. Lo hanno fatto tantissimi artisti nel passato, anche e soprattutto nei confronti del mito.
Quella che voglio qui proporre è un’analisi che vuole andare oltre il “semplice” adattamento cinematografico di uno dei testi che rappresenta la base dell’intera letteratura occidentale, e soffermarmi invece sulle intenzioni del regista. L’impressione che ne ho avuto è che Nolan abbia tratto spunto dal racconto di Omero, seguendo le vicende passo passo, per proporci una nuova e originale chiave di lettura, più contemporanea e più vicina alla visione della vita della società in cui viviamo. E soprattutto abbia voluto proporci una rilettura della figura di Ulisse.
2. Il personaggio di Ulisse nella mitologia greca
Partiamo con il raccontare Ulisse secondo la mitologia. Ulisse è uno dei tanti eroi che hanno popolato l’affollato e affascinante mondo della mitologia greca. Ma se è rimasto così impresso nell’immaginario collettivo, tanto da diventare a volte un termine di paragone, è soprattutto grazie alle sue doti, del tutto peculiari, che lo hanno reso una figura unica e inconfondibile. Ulisse è perfettamente consapevole che la sua più grande dote non è la forza fisica ma l’intelligenza e, contemporaneamente, è consapevole del fatto che l’astuzia e la furbizia spesso vincono sulla violenza.
A Ulisse non interessavano le guerre, le conquiste, la gloria e il riconoscimento da parte di tutti. Al contrario, amava la vita tranquilla che conduceva nella sua Itaca, insieme all’adorata moglie Penelope e al figlio appena nato Telemaco. Tant’è vero che, sebbene nel film questa parte non sia presente, aveva escogitato un arguto stratagemma per non partire, che tuttavia non andò a buon fine. Ulisse quindi era un uomo pacifico, amante della vita casalinga, praticamente il prototipo dell’uomo da sposare.
La guerra, come sappiamo, dura 10 anni e probabilmente senza l’invenzione del cavallo ancora oggi sarebbe in pieno svolgimento. Le mura di Troia infatti furono costruite dagli dei e quindi non potevano essere abbattute da nessun essere umano. Ulisse capisce che l’unico modo per entrare a Troia non è abbattere le sue mura ma entrare dalla porta principale con il consenso degli stessi troiani.
Lo stratagemma del cavallo è un vero colpo di genio che consente di porre fine alla guerra e di tornare trionfalmente a casa. Ma oltre a essere un uomo geniale Ulisse è anche un uomo curioso, consapevole delle proprie doti e soprattutto amante delle sfide impossibili, anche quelle contro gli dei che saranno la causa principale delle numerose difficoltà che trasformeranno il suo viaggio in una vera “odissea”.
3. Il personaggio di Ulisse secondo Nolan
Pur mantenendo i tratti fondamentali descritti in precedenza, la figura di Ulisse tratteggiata da Nolan risulta ben più complessa e contemporanea. Il suo, infatti, appare come un uomo dei nostri tempi che, più che di responsi oracolari o sacrifici espiatori, avrebbe bisogno di un percorso di psicoterapia: desidera con tutto se stesso tornare a casa, ma è tormentato da un senso di colpa talmente profondo da spingerlo ad autopunirsi. È come se le sventure non fossero casuali, ma mali che egli stesso attira a sé, ed è consapevole che potrà finalmente far ritorno a casa solo dopo aver espiato le proprie colpe.
Da dove nasce questo senso di colpa? Nasce dalla costruzione stessa del cavallo, che necessita il sacrificio consapevole di alcuni personaggi, come Sinone e come tutti i cittadini di Troia (comprese donne e bambini) che, colti nel sonno, non hanno avuto alcuna possibilità di salvezza. Emblematica è la sequenza in cui il montaggio alternato sovrappone la decapitazione della statua divina a quella di una giovane donna, i cui tratti somatici richiamano esplicitamente la dea Atena.
Questo giustifica in larga misura l’omissione di quella che forse è la scena chiave della narrazione omerica: stiamo parlando del ferimento di Polifemo e il successivo dialogo provocatorio in cui Ulisse prima dice di chiamarsi Nessuno e poi rivela il suo vero nome. Episodio che scatenerà l’ira di Poseidone, padre di Polifemo, e le successive peripezie per mare. Per rafforzare lo spostamento di attenzione verso l’aspetto più umano e introspettivo Nolan riduce al minimo l’elemento divino: gli dèi sono appena accennati, diventano quasi come pure credenze popolari, uno sfondo superstizioso che potrebbe influenzare le sorti degli uomini oppure restare del tutto ininfluente. La stessa figura di Atena, con la quale Ulisse dialoga spesso, sembra più il frutto della sua immaginazione che una presenza reale e concreta.
Nolan, inoltre, sceglie di omettere le parentesi amorose che costellano il mito classico. Non vi è infatti traccia alcuna della relazione con la maga Circe, da cui l’eroe avrebbe avuto persino un figlio. Inoltre la lunga relazione con la ninfa Calipso non è alimentata dalla prospettiva di immortalità che lei gli promette o da una scelta consapevole di Ulisse, ma dal totale assoggettamento a cui lei lo sottopone: somministrandogli il fiore di loto, Calipso lo sprofonda in un oblio tale da fargli dimenticare la sposa, il figlio e la propria patria.
4. L’altra grande eroina dell’Odissea: Penelope tra fedeltà e astuzia
La dedizione di Ulisse nei confronti della moglie Penelope non solo è ampiamente ricambiata, ma sembra quasi che Penelope abbia beneficiato a tal punto dell’astuzia del marito da riuscire a escogitare lo stratagemma della tela che le ha permesso di prendere tempo con i proci. Ma del resto come darle torto? Come sostituire l’uomo perfetto con uno dei tanti pretendenti che trascorrono le giornate a gozzovigliare e a escogitare come sfruttare a loro favore le ricchezze che il trono di Itaca può offrire?
Penelope resiste persino alle lusinghe del furbo Antinoo, interpretato da un sempre affascinante e credibilissimo Robert Pattinson. Il suo personaggio si pone come l’esatto opposto di Ulisse: mente con una spudoratezza e una naturalezza così convincenti da ingannare a tratti noi stessi spettatori, grazie a false premure apparentemente rivolte solo al benessere di Penelope e del giovane Telemaco. Una spavalderia che si frantumerà davanti alla comparsa di Ulisse, smascherando così di fronte alle sue meschine macchinazioni.
5. Conclusioni
Quella qui proposta è una interpretazione, una chiave di lettura che si basa principalmente su quelle che sono state, almeno secondo me, le intenzioni del regista. Stiamo parlando di un’opera colossale, che si è ispirata al mito e ha cercato comunque di non discostarsi più di tanto dalla narrazione (al contrario di quanto fatto con il film Troy nel 2004). La rilettura di Nolan è comunque coerente con quella proposta nei suoi film precedenti e, nonostante le discrepanze con la narrazione omerica, risulta un film riuscito e coinvolgente.
Le scene sono spettacolari, la tensione è palpabile e confesso che, pur sapendo come la storia si sarebbe conclusa, ho temuto più volte per l’incolumità dei protagonisti.


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