La macchina dell’arte. I Catalano, un secolo e tre generazioni

C’è una domanda implicita in ogni mostra che mette insieme più generazioni di artisti della stessa famiglia: la somiglianza o la differenza?

La mostra I Catalano 1893–2026. La Macchina dell’Arte, aperta dal 28 maggio al 28 giugno 2026 a Palazzo Belmonte Riso, ha il merito di rifiutare entrambe le risposte facili. Qui abbiamo tre generazioni una accanto all’altra, non una gara ma una conversazione.

Eustachio Catalano, nato a Palermo nel 1893 e morto nel 1975. Maurilio Catalano, nato a Palermo nel 1942, figlio di Eustachio. Chiara Catalano, designer e artista, figlia di Maurilio e nipote di Eustachio.  Un pittore, un pittore-gallerista, una designer che porta la pittura nel tessuto e nell’oggetto quotidiano. Oltre cento anni di storia artistica che vedono enormi trasformazioni del sistema dell’arte italiano; da quando non esisteva quasi nulla di istituzionale a un presente in cui le fiere e i social hanno reso tutto visibile e tutto precario insieme.

Eustachio Catalano: da Francesco Lojacono e Ettore De Maria Bergler al “ritorno all’ordine”


Eustachio CatalanoEustachio Catalano si forma all’Accademia di Belle Arti di Palermo sotto la guida di Francesco Lojacono e Ettore De Maria Bergler.  Il punto di partenza è quindi solidissimo: una scuola che sa disegnare, che conosce la luce mediterranea, che ha radici nel verismo e nella tradizione figurativa europea. Da lì Eustachio si muove   aderendo presto a quella corrente che in Italia gli anni Venti e Trenta avrebbero chiamato il ritorno all’ordine: forma rigorosa, struttura compositiva solida, colori che non esplodono ma si stratificano.

La sua carriera istituzionale è di quelle classiche. Partecipa a cinque edizioni della Biennale di Venezia, alle Quadriennali di Roma, alle Triennali di Monza. Insegna al Liceo Artistico di Palermo e poi diventa docente all’Accademia, di cui sarà direttore. Il suo studio è nel quartiere Sperone. Lavora ai ritratti, ai paesaggi, alla figura umana; la vita quotidiana guardata con occhi che cercano la forma dietro l’apparenza, la struttura dietro la luce. La sua eredità non è soltanto pittorica. Quando muore nel 1975, lascia una generazione di pittori formati nel suo studio e nelle sue aule. E  un figlio che ha deciso di continuare, a modo suo, quello che lui aveva cominciato. Il Primo Liceo Artistico di Palermo porta il suo nome dal 1991: un riconoscimento postumo che misura quanto la città lo abbia sentito proprio.

Maurilio Catalano: un’esplosione di colori raggrumati in un mare blu cobalto


Maudilio CatalanoMaurilio Catalano nasce nel 1942, cresce in casa di un pittore direttore di Accademia, e fa la scelta più difficile che un figlio d’arte possa fare: continuare.  Diventa a sua volta professore all’Accademia di Belle Arti di Palermo già nei primi anni Sessanta, ma la scelta che definisce la sua vita artistica e culturale è un’altra: nel 1963 apre la Galleria Arte al Borgo, nel cuore di Palermo, e la dirige per oltre cinquant’anni.

Arte al Borgo non è una galleria nel senso classico del termine.  È un punto di ritrovo per artisti e intellettuali, uno spazio in cui il confine tra produzione e discussione è   mobile. E soprattutto è la sede della Stamperia d’Arte al Borgo: la prima stamperia d’arte di Palermo, nata negli anni Settanta dalla volontà di giovani artisti, diretta nel tempo da Maurilio con una vocazione precisa; democratizzare l’arte attraverso il multiplo. Realizzare opere autentiche e firmate che un pubblico vasto possa possedere, non solo i collezionisti con grandi disponibilità economiche.

La pittura di Maurilio è riconoscibile a distanza. Il mare è il suo soggetto principale; le sue opere sono caratterizzate da un’esplosione di colori raggrumati in un mare blu cobalto. Non è folclore: è la Sicilia vista da dentro, con un affetto che non ha bisogno di essere dimostrato perché è già nella scelta dei colori.  Dal 1980 le sue personali vengono inaugurate presso gli Istituti Italiani di Cultura in tutta Europa. Nel 1994 la Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo gli dedica un’antologica a Palazzo Steri.

Chiara Catalano: la perfetta fusione tra la la tradizione pittorica di famiglia con il design e la moda


Chiara CatalanoIl destino di chi cresce tra un nonno pittore e un padre pittore-gallerista, osserva Franca Soncini nel testo che accompagna la mostra, può oscillare soltanto tra due poli: la ribellione totale o la prosecuzione sotto nuove forme. Chiara Catalano ha scelto la seconda strada, ma con una consapevolezza della propria autonomia che non lascia dubbi: non è una continuazione, è una trasformazione.

Designer e artista, Chiara ha saputo coniugare la tradizione pittorica di famiglia con il design e la moda, creando collezioni che fondono artigianato e visione contemporanea. Il gusto pop del padre entra nel suo lavoro filtrato attraverso i temi naturalistici del nonno: il paesaggio, la natura, la luce mediterranea ripensati come pattern, come texture, come oggetti che si possono indossare, abitare. La tela si trasforma in tessuto, il quadro si trasforma in abito, il colore si trasforma in superficie praticabile.

La mostra a Palazzo Riso


Quello che conta, nel contesto della mostra al Riso, è il senso del movimento che questo lavoro rappresenta: l’arte che esce dalla cornice e entra nella vita quotidiana, che non chiede di essere guardata da una distanza rispettosa ma di essere usata, toccata, consumata. È un gesto che avrebbe riconosciuto Maurilio, con la sua stamperia democratica. E forse anche Eustachio, che aveva capito che la forma non è mai fine a se stessa ma sempre strumento di qualcosa d’altro.

C’è qualcosa di interessante nel fatto che questa mostra esista adesso, nel 2026, in questa forma. Palermo ha una tradizione artistica novecentesca che, forse, non ha ancora ricevuto tutta l’attenzione che merita: pittori che hanno lavorato per decenni in questa città, esposto alla Biennale, costruito istituzioni, formato generazioni di studenti, e che rimangono quasi sconosciuti al di fuori dei circuiti locali. Eustachio Catalano è uno di loro. Il liceo artistico porta il suo nome, alcune sue opere sono nell’Accademia e nella Galleria d’Arte Moderna di Palermo, ma la sua presenza nel discorso nazionale sull’arte del Novecento è ancora fragile.

La mostra al Riso ha il merito di inquadrare questa storia in modo non provinciale: non come vicenda locale da celebrare, ma come vicenda italiana da leggere attraverso la specificità di un luogo e di una famiglia. Tre generazioni che attraversano il Novecento e aprono il ventunesimo secolo ( dagli anni Venti al design contemporaneo degli anni Duemila) dicono qualcosa sulla continuità e la trasformazione dell’arte italiana che va oltre Palermo.

La macchina dell’arte, come recita il sottotitolo della mostra, è quella che i Catalano hanno costruito e tenuto in moto per oltre un secolo: una macchina fatta di pennelli e torchi, di tele e tessuti, di gallerie e stamperie, di studenti formati e artisti sostenuti. Non si ferma quando si chiude la mostra. Si porta a casa, nella memoria di chi l’ha vista, e continua a girare.

Informazioni su Mariella Anzalone 13 Articoli
Si è occupata di moda per molti anni, a Milano e in giro per il mondo, ma ha sempre coltivato la sua grande passione per l’arte. Collezionista, è laureata in Lingue e Letterature straniere e in Storia dell’arte. Il Novecento è il suo periodo storico artistico prediletto.

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