Da Ballarò a New York. Maïa Régis torna a Palermo con una mostra da Francesco Pantaleone

C’è un paradosso geografico al centro della mostra che Maïa Régis ha inaugurato il 25 giugno da Francesco Pantaleone Arte Contemporanea: si intitola New York Work,  è esposta a Palermo. Non è un dettaglio secondario. Questa giovane artista ha uno studio nel cuore del mercato di Ballarò, in un palazzo barocco del centro storico, e da quello studio ha costruito negli ultimi anni una pittura che porta dentro di sé i rumori e i colori di una delle città più sovraccariche di vita del Mediterraneo. Portare adesso New York a Palermo (dopo mesi trascorsi in residenza) è un gesto che dice qualcosa di preciso sul suo metodo: non la fotografia di un luogo, ma la sua sedimentazione, il modo in cui un’esperienza vissuta si trasforma in materia pittorica.

Maïa Régis tra figurazione e astrazione

Maïa Régis è nata a Parigi nel 1995, ha origini francesi e italiane, si è formata al Royal College of Art di Londra, ha esposto con Carl Kostyál a Londra, con Plan X a Capri e Milano, con Pantaleone a Palermo.  La sua è una pittura che intreccia figurazione e astrazione senza mai risolvere definitivamente la tensione tra le due; le immagini emergono dalla superficie, si sovrappongono, si trasformano, restano in parte irrisolte. Acrilico su tela, acrilico su carta, a volte tecnica mista con inserti tessili che costruiscono strati fisici prima ancora che pittorici; la sua superficie ha una densità che non è immediatamente leggibile, che richiede tempo e avvicinamento.

I soggetti che ricorrono nella sua pittura (volti, fiori, cibi, animali, croci, mosche, figure umane colte in pose quotidiane) non vengono scelti per il loro significato simbolico stabilito, ma per la loro materialità, per come si comportano sulla superficie, per il tipo di presenza che costruiscono quando vengono messi in prossimità di qualcos’altro. La composizione non stabilisce gerarchie, infatti, un volto e un fiore e un pesce stanno sullo stesso piano, come in un collage mentale in cui le cose coesistono senza che nessuna prevalga. Questa capacità di tenere insieme il dentro e il fuori; l’esperienza diretta e la sua trasfigurazione, il luogo reale e il luogo immaginato, è esattamente quello che la residenza americana ha portato in dote alla nuova serie.

New York vista da Maïa Régis

Ma cosa vede una pittrice che ha il suo studio a Ballarò quando arriva a New York? Non la città delle cartoline, non Manhattan come skyline, non il mito americano che il cinema e la letteratura hanno sedimentato in ogni europeo che vi mette piede. Vede probabilmente quello che è già abituata a vedere; la densità, la sovrapposizione, il rumore visivo delle superfici urbane, la convivenza tra il sacro e il profano, il lusso e il degrado, l’antico e il contemporaneo. Ballarò e certi quartieri di Brooklyn o del Bronx non si assomigliano nei colori né nell’architettura, ma condividono la caratteristica di città   che porta i segni di più storie contemporaneamente, che non ha ancora risolto le proprie contraddizioni. Maïa ha vissuto in quel tipo di spazio e il suo occhio ha imparato a leggerlo, New York le ha dato materiale nuovo da sovrapporre a quello che già portava con sé.

Maya Regis da Ballarò a New York 01

Le opere della nuova serie, alcune grandi composizioni intensamente cromatiche e lavori su carta che conservano la leggerezza e l’immediatezza del disegno, portano in superficie quell’incontro.  Maïa porta New York dentro il suo vocabolario già formato, non il contrario. La città americana viene dipinta con gli occhi di chi viene dal Mediterraneo, e questa distorsione è il punto più interessante di tutta la mostra.

Da Ballarò all’Oratorio di San Lorenzo

Per capire il peso di questa nuova mostra nel percorso di questa giovane artista, che vista da vicino sembra molto più giovane della sua già giovanissima età, bisogna tener presente quello che è accaduto nei mesi immediatamente precedenti. Tra dicembre 2025 e il prossimo ottobre 2026, all’Oratorio di San Lorenzo, nello spazio lasciato vuoto dalla Natività di Caravaggio, è esposta la sua Il Cielo di San Lorenzo.  L’opera  è stata commissionata per la sedicesima edizione del progetto NEXT, che ogni anno invita un artista contemporaneo a lavorare nello spazio della tela rubata. Questo lavoro ha consacrato Maïa Régis come una delle presenze significative della scena artistica palermitana; quelle presenze che la città ha saputo attrarre e trattenere. Da Ballarò all’Oratorio di San Lorenzo a Pantaleone; una pittrice franco-italiana che ha scelto Palermo come base, forse perché Palermo le dà quello di cui ha bisogno per lavorare bene.

Maya Regis da Ballarò a New York 03

Una giovane artista da seguire

Maïa Régis ha trent’ anni. Ha già fatto più cose di quante molti artisti facciano in tutta una carriera; si è formata a Londra, ha esposto in tre continenti, ha dipinto in uno spazio occupato già da  Caravaggio, ha portato Ballarò su tele che circolano nelle fiere internazionali, ha trascorso mesi a New York e ne ha fatto una mostra. La velocità di questo percorso è indicativa di un’energia e di una chiarezza di metodo non comuni. Ma quello che la rende interessante, più che le biografie dei premi vinti e delle gallerie frequentate, è la qualità dello sguardo; quella capacità di assorbire un luogo senza dissolversi in esso, di portarne l’eco nella pittura senza illustrarlo, di tenere insieme Ballarò e Manhattan come due strati della stessa superficie senza che uno cancelli l’altro.

Informazioni su Mariella Anzalone 13 Articoli
Si è occupata di moda per molti anni, a Milano e in giro per il mondo, ma ha sempre coltivato la sua grande passione per l’arte. Collezionista, è laureata in Lingue e Letterature straniere e in Storia dell’arte. Il Novecento è il suo periodo storico artistico prediletto.

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