C’è un dettaglio biografico di Cindy Soula che, a saperlo, trasforma il modo in cui si guardano i suoi dipinti. È gemella. Lo dice lei stessa, spiegando da dove viene il suo lavoro; un’artista gemella che celebra un gemellaggio tra due città portando in una le immagini dell’altra. Troviamo in questo approccio una coerenza che non è casuale, ma biografica, profonda, lavorata da anni.
Dal 15 maggio al 19 giugno 2026, Palazzo Cefalà (nel cuore del centro storico di Palermo, a pochi passi da Piazza Pretoria) ospita la mostra “Montpellier ville réelle, ville imaginaire”. Si tratta di una selezione di dipinti su cui Cindy Soula lavora da oltre due anni, e che a Palermo trovano la loro prima tappa italiana di questa stagione. La mostra è l’evento con cui Palermo e Montpellier celebrano il decennale del loro gemellaggio, firmato il 5 luglio 2016 dai rispettivi sindaci Leoluca Orlando e Philippe Saurel. Montpellier, d’altra parte, non è una città qualunque. Settima città francese per popolazione, si affaccia sul Mediterraneo a dieci chilometri dalla costa, ha un clima che somiglia a quello siciliano, una tradizione universitaria che risale al XII secolo e una scena culturale vivace che si è consolidata nei decenni. Inoltre vanta un’università di medicina che dalla tradizione medica medievale la lega anche a Salerno.

Cindy Soula è nata a Lattes, piccolo comune a pochi chilometri da Montpellier, e dipinge da circa dieci anni, un arco di tempo in cui ha anche lavorato nel settore sanitario e nell’istruzione, due ambiti che condividono con la pittura, come dice lei stessa, la stessa logica di fondo, ovvero prendere una situazione e migliorarla. Si è formata all’Accademia di Belle Arti di Avignone. Ha esposto in Francia, in Italia, in Spagna, in Ucraina. Nel 2026 ha in programma una mostra a Heidelberg, altra città gemellata con Montpellier, come se il gemellaggio fosse diventato il filo conduttore di una carriera.
La serie Montpellier ville réelle, ville imaginaire nasce da una domanda semplice: cosa si vede davvero di una città quando la si guarda? Soula parte da luoghi riconoscibili di Montpellier; piazze, facciate, angoli del centro storico e li attraversa con l’immaginazione, li piega verso qualcosa che non è documentazione né invenzione pura, ma qualcosa in mezzo, una città vista con gli occhi di chi la ama abbastanza da non accontentarsi di fotografarla. Il risultato è una pittura figurativa che non rinuncia alla precisione del gesto ma che lascia spazio all’invenzione, alla domanda, all’inquietudine. Le opere non sono cartoline ma riflessioni. Partono da un luogo reale e arrivano a questioni più grandi; i comportamenti sociali che guidano le nostre scelte fin dall’infanzia, le dinamiche che organizziamo intorno a noi senza accorgercene. La città come pretesto, come specchio, come campo di indagine.

È una pittura che ha qualcosa in comune con la grande tradizione della veduta (la pittura di paesaggio urbano che in Italia ha radici profonde, da Canaletto a De Chirico) ma che la rovescia: dove la veduta classica mira a fissare, Soula mira a destabilizzare. La città reale è il punto di partenza, la città immaginaria è il punto di arrivo e lo spazio tra le due è il luogo in cui avviene qualcosa.
La scelta di Palazzo Cefalà come sede della mostra è interessante perché il palazzo ha la qualità degli edifici storici siciliani cioè severo fuori e luminoso dentro, capace di dialogare con opere contemporanee senza schiacciarle né esserne schiacciato. Soula dipinge Montpellier per i palermitani, e la espone in un palazzo nel cuore di una città che ha la sua stratificazione, i suoi angoli riconoscibili, la sua luce specifica che non somiglia a nessun’altra luce. Il dialogo che ne nasce non è unilaterale poiché, guardare la Montpellier di Soula in un cortile di Palermo, significa inevitabilmente pensare a cosa sarebbe una Palermo di Soula; come verrebbe dipinta questa città, con la stessa libertà tra il reale e l’immaginario, con la stessa precisione e la stessa apertura.
I gemellaggi tra città sono spesso cerimonie. Questo, almeno per il tempo della mostra, è qualcosa di diverso: è un confronto vivo, condotto con gli strumenti più antichi e più diretti che esistano; la mano, il pennello, la tela, la luce. Due città mediterranee che da dieci anni costruiscono legami, oggi si guardano negli occhi attraverso i dipinti di un’artista.
La mostra, patrocinata dall’Institute Français di Palermo, è realizzata con il supporto dell’associazione Les amis de la Sicile e il sostegno del Comune di Montpellier e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo. È aperta dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 14, il sabato e la domenica dalle 9 alle 18 e l’ingresso è gratuito.
Palazzo Cefalà
Via Alloro 99 (Palermo)
Dal 15 maggio al 19 giugno 2026
Lunedì-venerdì ore 8-14 / sabato-domenica ore 9-18
Ingresso libero

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