Sono trascorse già due settimane da quando ho terminato di leggere La versione di Barney di Mordecai Richler, eppure continuo a sentirne la mancanza. Non avrei mai pensato di iniziare a scrivere questo articolo con una simile premessa, soprattutto in virtù del fatto che, arrivata a pagina 200, ero seriamente intenzionata a chiuderlo definitivamente e a riporlo nello scaffale della vergogna, insieme agli altri libri abbandonati.
Cosa mi spingeva all’abbandono? Le motivazioni erano parecchie. Il romanzo è l’autobiografia di Barney Panofsky, un ricco ebreo canadese, che decide di raccontare la sua intera esistenza, dalle origini fino agli ultimi anni di vita, per discolparsi dall’accusa di omicidio mossa contro di lui dal suo storico amico-rivale McIver. Ci si aspetterebbe quindi una narrazione che tende a costruire un personaggio dai grandi valori morali e che mai e poi mai avrebbe potuto commettere un simile crimine. Tuttavia Barney fa di tutto per dipingersi nel modo peggiore possibile, facendosi detestare sia da chi gli sta accanto sia da noi lettori: scorbutico, irascibile, spesso sboccato e con un senso dell’umorismo che il più delle volte sfocia in un dissacrante e fastidioso sarcasmo. Come si fa a provare empatia per un uomo simile?
Inoltre Barney nel suo racconto, che segue cronologicamente il trascorrere dei suoi anni, spesso divaga, mescola episodi del passato con quelli del presente, inserisce ragionamenti apparentemente futili e privi di significato nella storia, e ci travolge con una moltitudine di nomi e personaggi che spesso fatichiamo a collocare nello spazio e nel tempo.
Il risultato è una lettura faticosa, stancante, dispersiva e disturbante. Come non comprendere, quindi, tutte quelle recensioni negative che avevo letto prima di imbarcarmi in questa lettura? Avevo tutte le carte in regole per un giustificato abbandono senza grandi rimpianti. Eppure ho desistito, ho continuato stoicamente a leggere le altre 300 pagine. Sono felice di averlo fatto e posso affermare con certezza che si tratta di uno dei libri più belli che abbia letto.
Che cosa mi ha convinta a continuare la lettura? Anche qui le motivazioni sono molteplici. Innanzitutto la curiosità. Fin dall’inizio, infatti, si intuisce che ci sono due filoni narrativi che si sviluppano in mezzo a quell’oceano di racconti e aneddoti a tratti strampalati: la misteriosa scomparsa di Boogie (il migliore amico di Barney) e la fine del trentennale matrimonio con Miriam (la donna della sua vita). Filoni narrativi che troveranno la giusta conclusione nell’ultimo capitolo del romanzo.
Ma può la curiosità da sola alimentare la volontà di continuare la lettura? Non credo proprio, anche perché avrei potuto soddisfarla esaurientemente con la visione dell’adattamento cinematografico del 2010. La verità è che, pagina dopo pagina, viene fuori un Barney molto diverso rispetto a quello che lui stesso ci propone: una figura complessa, sfaccettata, con i suoi vizi e difetti (certo che ne ha davvero parecchi), ma allo stesso tempo un uomo che dice sempre quello che pensa senza mezze misure, capace di gesti generosi (che il più delle volte compie nell’ombra) e animato da un amore viscerale per i suoi figli e per la moglie Miriam.
Solo quando vengono fuori questi aspetti, così ben nascosti, si comprende l’enorme affetto e la devozione di chi gli rimarrà accanto fino alle fine, anche nei suoi giorni più bui e tristi. E pagina dopo pagina anche noi lettori, che siamo riusciti ad andare oltre le apparenze, finiamo per affezionarci a quest’uomo e perfino a quel suo sarcasmo pungente che, in fondo, è sempre stato solo una corazza.
Scheda del libro La versione di Barney
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Titolo | La versione di Barney |
| Autore | Mordecai Richler | |
| Prima edizione originale | 1997 | |
| Genere | Romanzo | |
| Ambientazione | Montreal, Parigi, Londra | |
| Periodo storico | Dagli anni ’50 agli anni 2000 |
Il riadattamento cinematografico de La versione di Barney
Come scritto in precedenza, nel 2010 dal libro è stato tratto un adattamento cinematografico diretto da Richard J. Lewis, con Paul Giamatti e Dustin Hoffman rispettivamente nei ruoli di Barney e del padre Izzy. Il film segue la cronologia della vita di Barney, con piccolissime modifiche che tuttavia non alterano il senso della storia. Viene a mancare quel caotico sballottamento tra passato e presente che probabilmente avrebbe reso la pellicola difficile da gestire e, allo stesso tempo il personaggio di Barney risulta meno sarcastico e fastidioso. Tuttavia l’eccellente interpretazione di Paul Giamatti (vincitore del Golden Globe per questo film), quella di Rosamund Pike nel ruolo di Miriam e il contributo del resto del cast rendono questo adattamento uno di quei rari film tratti da romanzi capaci di farsi apprezzare appieno anche da chi ha amato il libro.
Scheda del film La versione di Barney
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Titolo | La versione di Barney |
| Regista | Richard J. Lewis | |
| Anno | 2010 | |
| Durata | 132 minuti | |
| Genere | Drammatico, commedia | |
| Paesi di produzione | Canada, Italia | |
| Cast principale | Paul Giamatti, Dustin Hoffman, Rosamund Pike, Minnie Driver, Scott Speedman, Rachelle Lefèvre, Jake Hoffman, Bruce Greenwood |


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