La gonna come cornice: quando una sfilata si comporta da mostra

Prada the skirt

Miuccia Prada e Raf Simons hanno intitolato la collezione Primavera/Estate 2027 semplicemente «The Skirt», e il gesto non è stato solo marketing; hanno trattato la gonna come si tratta un genere pittorico, isolandolo dal resto del guardaroba per interrogarlo in ogni sua variazione possibile, dalla mini alla longuette, dal plissé alla crinolina, dal velcro ai cristalli, fino al Re-Nylon che è ormai firma di casa. Sessantatré look costruiti attorno a un solo capo; più che una collezione un catalogo ragionato.>

In ogni mostra monografica ben costruita, a un certo punto l’oggetto smette di essere merce o reperto e diventa pretesto ovvero la superficie su cui un curatore fa vibrare un’idea. Martedì, alla Fondazione Prada, quel momento si è ripetuto sessantatré volte di fila.

 

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Miuccia Prada l’ha detto quasi con le parole di un curatore in conferenza stampa; la gonna è stata usata come una cornice per sviluppare idee diverse, quasi materia prima per esprimere concetti, un contenitore capace di essere reinventato da chi lo indossa attraverso accostamenti e giustapposizioni. È esattamente il meccanismo di una mostra a tema unico; pensiamo alle rassegne che isolano un oggetto (la sedia, il ritratto, la natura morta) per farne emergere la storia sociale oltre che formale. Raf Simons, dal canto suo, ha insistito sulla resistenza del capo al tempo, sulla sua eccentricità linguistica che non invecchia, un vocabolario stilistico che definisce intramontabile. Direi che  è la stessa retorica con cui si giustifica una retrospettiva.

Poi c’è questo allestimento dello show come display museale, qui il parallelo si fa più interessante, e la mia doppia formazione (la moda e l’arte) trova terreno fertile. La crinolina, in questa collezione, non è più solo struttura di sostegno ma diventa strato decorativo o guscio protettivo, esposta invece di essere nascosta; un gesto che ribalta la logica della vanitas, dove l’involucro celava il vero (il corpo, la caducità) sotto l’apparenza. Prada fa l’opposto: mette in vetrina l’armatura interna, la rende teca. È un procedimento che chi ha studiato Metafisica riconosce subito; de Chirico che espone il manichino al posto della figura, il supporto al posto del contenuto. Anche i bottoni a pressione, ingentiliti da gioielli, funzionano come le didascalie di una mostra ben curata: dettagli minori trasformati in punti di sosta per lo sguardo.

 

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Non è un caso che questa collezione nasca proprio da Miuccia Prada, da sempre più vicina al linguaggio dell’arte contemporanea che a quello della moda decorativa; la sua Fondazione lo dimostra ogni stagione. Ma qui il confine si assottiglia fino a sparire: la passerella non cita l’arte concettuale, la mette in scena. Sessantatré variazioni sullo stesso oggetto sono, letteralmente, il formato dell’antologica. I 63 look di Prada non vanno letti uno per uno come capi a sé, ma come un corpus in cui la stessa gonna declinata sessantatré volte diventa, nel suo insieme, un discorso coerente sul tema, esattamente come farebbe una sala museale dedicata non a un solo quadro ma a tutte le variazioni che un artista ha fatto sullo stesso soggetto. È il gesto curatoriale dell’antologica applicato alla passerella: non “guarda questo capo” ma “guarda cosa succede quando lo ripeti e lo trasformi sessantatré volte”. La stessa logica con cui un museo dedica un piano intero alle nature morte di un solo autore per mostrare come un genere minore possa contenere un intero pensiero.

Non si può ignorare, en passant, il cortocircuito col dibattito pubblico di questi giorni sulla lunghezza delle gonne e la rispettabilità femminile. Certo la collezione era in cantiere da mesi, ben prima delle polemiche, eppure la coincidenza è quasi ironica nel senso più letterario del termine; la moda che, senza volerlo, commenta la cronaca meglio di chi la cronaca la fa.

Informazioni su Mariella Anzalone 16 Articoli
Si è occupata di moda per molti anni, a Milano e in giro per il mondo, ma ha sempre coltivato la sua grande passione per l’arte. Collezionista, è laureata in Lingue e Letterature straniere e in Storia dell’arte. Il Novecento è il suo periodo storico artistico prediletto.

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