“Metafisica/Metafisiche” a Milano una mostra che celebra il silenzio

Metafisica Metafisiche a Milano

Metafisica/Metafisiche, curata da Vincenzo Trione a Milano fino al 21 giugno, è un atto di fiducia nell’arte che rallenta. In un’epoca in cui ogni immagine viene consumata in pochi secondi, il percorso si presenta come un luogo di silenzio che invita il visitatore ad esplorare. Non è una retrospettiva nel senso convenzionale del termine: è qualcosa di più complesso e, per certi versi, più coraggioso.

Il cuore del progetto si trova tra le sale di Palazzo Reale, dove prende forma un percorso che riunisce oltre 400 opere tra dipinti, sculture, fotografie, installazioni, oggetti di design, plastici, fumetti, riviste, video e vinili. I prestiti arrivano da ogni parte: istituzioni pubbliche e private, gallerie, archivi e prestigiose collezioni private hanno contribuito a costruire quello che, a tutti gli effetti, è un affresco totale di una delle correnti più fertili del Novecento europeo.

Giorgio De Chirico - Le muse inquietanti 1917-1919
Giorgio De Chirico – Le muse inquietanti 1917-1919

Tutto comincia da lui. Giorgio de Chirico è l’asse attorno a cui ruota l’intera mostra, il grande metafisico che dà il nome al primo capitolo e che, anche nelle sale successive, continua a esercitare una presenza importante. Al centro della mostra spiccano capolavori come Il rimpianto, Il saluto dell’amico lontano e Interno metafisico, opere che bastano da sole a giustificare una visita.

Ma chi era, davvero, De Chirico? Le sue piazze italiane (Ferrara, per lo più, dove vive durante la Prima Guerra Mondiale) sono luoghi geometricamente perfetti e psicologicamente impossibili: architetture classiche, statue e oggetti sospesi nel tempo, in cui De Chirico esplora la dimensione mentale della città più che quella fisica. Le sue ombre non obbediscono alla logica della luce. Le sue prospettive convergono in punti che non esistono. I suoi manichini, figure senza volto, senza occhi, senza storia, sono forse la più efficace metafora dell’alienazione moderna mai prodotta dalla pittura europea.

Alberto Savinio - Prometeo 1929
Alberto Savinio – Prometeo 1929

Particolarmente preziosi sono anche i bozzetti teatrali di De Chirico e le sue copertine per Vogue, esposti insieme a vestiti d’epoca firmati da Savinio, a sottolineare il dialogo tra arte e moda, e a ricordare come il pittore greco-italiano non fosse solo un teorico della pittura, ma un intellettuale totale che si muoveva con eguale naturalezza tra tela, palcoscenico e pagina.

Il cuore dell’esposizione è dedicato al gruppo storico nato a Ferrara nel 1917, con opere di Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi. Ciascuno di loro ha portato nella Metafisica una voce diversa, irriducibile a quella degli altri.

Giorgio Morandi
Giorgio Morandi

Carlo Carrà arriva alla Metafisica passando per il Futurismo: è lui a incontrare De Chirico all’ospedale militare di Ferrara nel 1917, ed è lì che nasce la convergenza tra due sensibilità molto diverse. Giorgio Morandi è, di tutti, il più radicale nella sua interpretazione; in una sala che si potrebbe definire “il tempio del silenzio”, le sue nature morte appaiono come preghiere visive. Alberto Savinio, fratello di De Chirico e figura spesso relegata in secondo piano, trova finalmente in questa mostra il rilievo che merita.

Il dialogo si apre agli artisti che, in Europa e in America, hanno assorbito atmosfere e soluzioni del movimento: da Mario Sironi e Felice Casorati, a René Magritte, Max Ernst, Salvador Dalí fino ad Andy Warhol. E arriva al presente con figure come Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Jannis Kounellis, Francesco Vezzoli, estendendosi ad architettura, fotografia, cinema, teatro, moda e musica. È un arco temporale e disciplinare vertiginoso e anche molto coraggioso per la vastità che cerca di rappresentare.

Metafisica/Metafisiche non si ferma alle porte di Palazzo Reale.  Al Museo del Novecento, la sezione Milano Metafisica ricostruisce il rapporto tra il movimento e la città, documentando l’attività di De Chirico, Savinio e Carrà in collaborazione con istituzioni come la Scala e la Triennale.

Alle Gallerie d’Italia, le fotografie di Gianni Berengo Gardin sull’atelier bolognese di Morandi offrono uno sguardo intimo e documentario.

A Palazzo Citterio, William Kentridge firma una videoinstallazione sonora e sculture in cartone che reinterpretano le nature morte morandiane con la sua personalissima visione.

Da Piazza Duomo a Brera sono 2.000 passi d’arte, un tragitto percorribile a piedi che trasforma il visitatore in un camminatore tra i secoli. Qui chi viene per De Chirico trova i suoi capolavori. Chi viene per la storia dell’arte trova un affresco preciso del Novecento europeo. Chi viene senza aspettative trova qualcosa di più raro: la sensazione, attraversando quelle sale, di capire qualcosa di se stesso che non conosceva.

C’è una logica, forse, nel fatto che questa mostra inaugurata a gennaio, sia stata pensata per accompagnare le Olimpiadi invernali. Lo sport celebra il corpo in movimento, la velocità, il record. La Metafisica celebra l’immobilità, l’enigma, il tempo che non passa. Una dicotomia raffinata attraversa le sale che celebrano un intero secolo di lentezza e silenzio.

Informazioni su Mariella Anzalone 12 Articoli
Si è occupata di moda per molti anni, a Milano e in giro per il mondo, ma ha sempre coltivato la sua grande passione per l’arte. Collezionista, è laureata in Lingue e Letterature straniere e in Storia dell’arte. Il Novecento è il suo periodo storico artistico prediletto.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.