Alberto Savinio attraversa la cultura europea del Novecento con una curiosità che investe musica, letteratura, teatro e arti visive. La sua opera nasce da questo continuo passaggio fra ambiti espressivi: ogni disciplina offre materiali, strutture e immagini che possono migrare altrove, assumendo una funzione nuova. La mostra Alberto Savinio. Souvenir, alla Pinacoteca Agnelli di Torino, restituisce la complessità di una ricerca che trova proprio nella pluralità dei linguaggi la propria fisionomia.
Curata da Sarah Cosulich e Pietro Rigolo, con Raphaële Sevrain come assistente alla curatela, l’esposizione riunisce oltre settanta opere e si articola in sette sezioni tematiche. Il percorso segue una logica associativa, accostando momenti e soggetti differenti. Questa struttura permette di osservare come Savinio elabori un sistema figurativo personale, alimentato da riferimenti filosofici, letterari e mitologici. La sua formazione musicale, gli anni trascorsi fra Atene, Monaco e Parigi, l’incontro con le avanguardie e il confronto con la cultura classica concorrono alla definizione di una sensibilità cosmopolita.

Olio su tela / Oil on canvas, 81 x 100 cm
Collezione privata / Private Collection. Courtesy Galleria dello Scudo
Photo: Courtesy Galleria dello Scudo, Verona
Nel 1945 Palma Bucarelli definì Savinio «prima di tutto un cervello, una fabbrica d’idee». La formula coglie un tratto essenziale della sua attività: l’immagine procede attraverso associazioni intellettuali, scarti di scala e accostamenti fra repertori lontani. Anche Arnaldo Bocelli, nel profilo dedicato allo scrittore nel 1949, individuava «inedite analogie fra l’uomo e le cose». La sua osservazione riguardava la produzione letteraria; offre tuttavia una chiave utile anche per avvicinare la pittura, dove oggetti, corpi e ambienti partecipano a una rete di corrispondenze.
La sezione Pittura pensata introduce questo metodo attraverso opere nelle quali materiali culturali eterogenei vengono organizzati in composizioni meditate. La pittura si presenta come un’attività di elaborazione, sostenuta da una cultura visiva ampia e da un’intensa riflessione sulla forma. In La famiglia, il campo d’indagine si restringe alla dimensione domestica: ritratti, arredi antropomorfi e presenze grottesche compongono una scena nella quale le convenzioni sociali acquistano un aspetto teatrale. Gli oggetti assumono una fisionomia, gli esseri umani sembrano appartenere a un repertorio di tipi, e la casa diventa un microcosmo popolato da presenze eccentriche.
Con Il tempo dei Titani la scala cambia radicalmente. Manichini, angeli e figure colossali abitano paesaggi primordiali, dove le proporzioni consuete perdono validità. La dimensione mitica introduce una temporalità remota, anteriore alle distinzioni stabilite dalla civiltà. In Un umanizzare il mostro, invece, corpi animali e anatomie umane si combinano in creature che rendono instabile ogni classificazione. Savinio immagina una continuità fra specie e forme, affidando alla pittura il compito di esplorare configurazioni alternative dell’esistenza.

Olio su tela / Oil on canvas, 80 x 65 cm
Collezione privata / Private Collection
Photo: Bruno Bani
La sezione Promenade amplia ulteriormente il campo, riunendo disegni legati a progetti editoriali, illustrazioni e successive ricerche su carta. Il segno rivela la mobilità di un artista abituato a transitare fra supporti e destinazioni differenti. In L’isola del tesoro, i giocattoli assumono la presenza di monumenti precari, simili a trofei raccolti in una geografia fantastica. La loro disposizione richiama un immaginario in cui l’infanzia costituisce una riserva di figure e possibilità. Il sognatore sveglio conclude il percorso con un repertorio di divinità, mostri e paesaggi antropomorfi, entro il quale la dimensione onirica convive con una costruzione lucida e controllata.
Alcune affinità consentono di collocare questa ricerca in un orizzonte internazionale. Le combinazioni figurative di Max Ernst, le cosmologie ibride di Leonora Carrington e gli ambienti immaginativi di Remedios Varo offrono termini di confronto per la libertà con cui Savinio mette in comunicazione realtà organica, oggetti e invenzione mitologica. Si tratta di consonanze, sviluppate attraverso percorsi autonomi, che testimoniano la diffusione europea di una sensibilità attenta alle possibilità del fantastico.
Il legame con Torino aggiunge un ulteriore elemento alla storia espositiva dell’artista. Nel 1932 la città ospitò una sua mostra; nel 1936 acquisì L’isola portatile, oggi conservata alla GAM. La retrospettiva della Pinacoteca Agnelli riporta così Savinio in un contesto con cui intrattiene una relazione storica significativa.
La sua opera conserva una singolare capacità di mettere in discussione le gerarchie fra i saperi e i confini fra le categorie del reale. Figure, oggetti e paesaggi appartengono a un mondo regolato da connessioni proprie, nel quale l’immaginazione assume valore di strumento conoscitivo. È questa libertà strutturata, nutrita da una cultura vasta e da un’intelligenza visiva originale, a rendere ancora attuale la ricerca di Savinio.
Immagine di copertina: Alberto Savinio. Souvenir, Pinacoteca Agnelli Torino, 2026. Photo: Sebastiano Pellion di Persano, Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino

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