Gibellina: dalle macerie alla rinascita. Guida alle opere e agli artisti

Chiesa Madre Ludovico Quaroni Gibellina

Gibellina, una storia di rinascita attraverso l’arte, dalle macerie a museo a cielo aperto

Quella che sto per raccontarvi potrebbe sembrare una bellissima favola, la storia di una città che è stata distrutta ma che è stata capace di rialzarsi, ricostruirsi e darsi una nuova identità, pur mantenendo le tracce della memoria del passato. Ma quella di Gibellina non è una favola, ma una storia vera, una storia bellissima che diventa quasi un modello da seguire.

Gibellina sorge nel cuore dell’entroterra occidentale della Sicilia, a circa 80 km da Palermo e 50 km da Trapani. La città è stata rasa al suolo dal terremoto di magnitudo 6.4 che ha colpito la Valle del Belice la notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, provocando anche la distruzione di numerosi altri centri come Poggioreale, Salaparuta e Montevago, e ingenti danni anche nelle zone limitrofe fino a Palermo. Una tragedia che ha causato la morte di più di 300 persone, oltre 1000 feriti e 90 mila sfollati, aggravata anche dalla difficoltà a prestare soccorso e dalla successiva impossibilità di ricostruire il paese nello stesso luogo in cui sorgeva originariamente.

La città nuova venne ricostruita a circa 15 km dalla vecchia, dotata di tutte le strutture sia pubbliche e private. Una città funzionale ma che sembrava non avere più una identità, né un legame con il passato. Si deve alla determinazione di Ludovico Corrao, sindaco di Gibellina, la volontà di restituire un’anima a questa città, trasformandola in un centro all’avanguardia dove fare convergere le ricerche artistiche di diversi esponenti dell’arte contemporanea, anche a livello internazionale. Già a partire dai primi anni ’70 Corrao invitò artisti a contribuire alla rinascita della città, realizzando opere pensate per essere integrate nel nuovo tessuto urbano.

Oggi Gibellina può essere considerato una sorta di museo a cielo aperto dove potere ammirare opere dal forte impatto e dal profondo significato, che si intrecciano lungo le strade del centro abitato. Un percorso espositivo che esplora e celebra le profonde potenzialità dell’arte ambientale.

Questo articolo non ha la pretesa di restituire una descrizione esaustiva della città di Gibellina, ma semplicemente si propone di dare informazioni e di suscitare la curiosità in chi vuole visitare questa parte inedita della Sicilia, lontana dai canoni tradizionali ma che sa mescolare tradizione e innovazione in modo creativo. L’unico modo per conoscere Gibellina è visitarla, camminare lungo le sue strade, lasciarsi affascinare dalle numerose opere qui disseminate. Il fascino di Gibellina è tale da essere stata nominata prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea.

Opere a Gibellina

  1. Il Grande Cretto di Albero Burri
  2. Le opere di Pietro Consagra
    2.1 La porta del Belice
    2.2 Il Teatro
    2.3 La Porta del Cremlino
  3. Piazza Joseph Beuys
  4. Piazza del Municipio
  5. Il sistema delle piazze
  6. La Chiesa Madre di Gibellina
  7. Baglio di Stefano, Fondazione Orestiadi e Museo delle Trame Mediterranee
  8. Museo di Arte Contemporanea
  9. Per approfondire

Il Grande Cretto di Alberto Burri


Cretto di Alberto Burri GibellinaL’opera più conosciuta di Gibellina è indubbiamente il Grande Cretto realizzato da Alberto Burri a partire dal 1985 e completato nel 2015.

Burri è stato uno dei massimi esponenti dell’arte informale, corrente artistica che si sviluppa alla fine degli anni ’40, come una sorta di reazione alla tragedia della seconda guerra mondiale. Il suo lavoro è tutto incentrato sul rapporto tra materia, trasformazione e memoria, e lo si evidenzia nelle sue serie di opere che vanno dai Catrami alle Muffe, dai Sacchi alle Combustioni, dai Ferri ai Legni, dalle Plastiche fino ad arrivare ai Cretti.

Quando Burri fu invitato da Corrao a fare un sopralluogo a Gibellina nel 1981 fu particolarmente attratto dalle rovine della vecchia città oramai abbandonata. Burri decise così di realizzare una imponente opera di land art, una sorta di gigantesco sudario bianco a coprire e allo stesso tempo a mostrare quelle profonde ferite di un passato ancora troppo recente. Le macerie della vecchia città furono compattate in grossi blocchi che lasciavano comunque intuire il vecchio asse viario. Blocchi che furono ricoperti di cemento, formando così una sorta di grande labirinto che si integra nell’ambiente naturale e restituisce una sensazione di silenzio e contemplazione.

Il suo impatto scenografico ha attirato numerosi registi, fotografi e musicisti che hanno trasformato il cretto nella scenografia principale per le loro realizzazioni artistiche.

Le opere di Pietro Consagra


L’artista che ha realizzato il numero maggiore di opere è Pietro Consagra, originario di Mazara del Vallo. Artista di fama internazionale, è tra i fondatori a Roma del gruppo Forma 1, ha esposto alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, ha insegnato alla School of Art di Minneapolis ed ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti nell’ambito di prestigiose manifestazioni internazionali come Documenta a Kassel, il Prix de la Critique a Bruxelles e il Carnegie International Prize a Pittsburg.

A Gibellina realizza numerose opere che mettono insieme quelle che sono le visioni di Consagra sul tema dell’attraversamento e della citta frontale.

La Porta del Belice

La porta del Belice - Pietro Consagra Gibellina

L’opera più famosa è indubbiamente la Porta del Belice, realizzata nel 1981, all’ingresso del paese. Una gigantesca stella che ricorda le tipiche luminarie delle feste religiose, quindi dal forte carattere identitario, accentuato anche dal fatto che Consagra lavorò con le maestranze del luogo.

Il Teatro

Teatro di Gibellina - Pietro Consagra

Altra opera dal forte impatto iconico è il Teatro, realizzato nel 1984, rimasto incompiuto ma finalmente aperto al pubblico a partire dal 15 gennaio 2026.

La Porta del Cremlino

La porta del Cremlino - Gibellina Pietro Consagra

La Porta del Cremlino invece è tra le ultime opere realizzate da Consagra a Gibellina. Si tratta della porta di accesso all’Orto botanico della città. E’ una delle 12 opere realizzate dall’artista per la mostra personale promossa dall’Ermitage di San Pietroburgo.

Tra le altre opere segnaliamo il Meeting, la Città di Tebe e il Dittico per il Palazzo del Municipio.

Piazza Joseph Beuys


Piazza Beuys Gibellina

A Joseph Beuys è intitolata una delle più importanti piazze di Gibellina, dove si concentrano diverse opere. Joseph Beuys è stata una figura centrale per l’arte contemporanea del secondo ‘900, attivo sul piano politico, sociale, ambientale ed educativo. Ha sviluppato una propria linea di performance art creando quelle che sono state definite sculture sociali destinate a riformare e plasmare la società. Beuys ha visitato Gibellina nel 1981, e sebbene non sia riuscito a realizzare nessuna opera anche a causa della sua prematura morte, il suo passaggio è stato significativo.

Si accede alla piazza dal Varco, opera di street art realizzata dal duo Sten Lex. All’interno della piazza si trovano i cicli mosaici di Marco Nereo Rotelli dal titolo Lo spazio della parola, e di Bruno Ceccobelli dal titolo L’eternità è la vera medicina. Sulla piazza si affacciano il Meeting e il teatro di Pietro Consagra.

Piazza del Municipio


Piazza XV gennaio GibellinaAltra piazza particolarmente significativa e ricca di opere è la piazza del Municipio, chiamata con il nome Piazza XV Gennaio, in ricordo della fatidica data in cui avvenne il terremoto.

  • Lungo le pareti del municipio si possono ammirare i 5 pannelli in ceramica realizzati da Carla Accardi. 4 di questi pannelli sono stati realizzati dalla Cooperativa Nuova Ceramiche Gibellina, creando così una profonda sinergia con le maestranze locali.
  • Al centro della piazza spicca la Torre Civica di Alessandro Mendini, composta da due coni totemici a cui si uniscono ali colorate che conferiscono all’opera un tono ludico.
  • La Città di Tebe è una istallazione in legno e ferro, realizzata da Pietro Consagra come elemento scenografico dell’Edipo Re, opera di Stravinskij, andata in scena nel 1988 al teatro dei Ruderi con la regia di Martone.

Il sistema delle piazze


Sistema delle piazze GibellinaProgettato da Franco Purini e Laura Thermes è composto da tre piazze consecutive, organizzate lungo un medesimo asse e messe in relazione tra loro da un porticato a due livelli dal disegno rigorosamente geometrico, costruito con materiali come tufo, pietra lavica e travertino.

Tracce antropomorfe Nanda Vigo Gibellina

Una struttura molto grande, a tratti dispersiva, dove tuttavia spicca Arco, o Tracce antropomorfe, di Nanda Vigo. Si tratta di una vera e propria opera di recupero che colloca nella città nuova resti ritrovati tra i ruderi della città vecchia e disposti in modo da conferire loro nuova vita e nuova identità.

La Chiesa Madre di Gibellina


Chiesa Madre Ludovico Quaroni Gibellina

Nella zona più alta della pianura che sovrasta la città di Gibellina sorge la Chiesa Madre, realizzata nel 1972 e aperta al pubblico a partire dal 2010. Progettata da Ludovico Quaroni e Luisa Anversa è uno dei simboli più riconoscibili della città, con la sua gigantesca cupola sferica bianca posta al centro di una scalinata formata da cerchi concentrici. E’ considerata uno dei simboli della rinascita di Gibellina.

Baglio di Stefano, la Fondazione Orestiadi e il Museo delle Trame Mediterranee


Baglio di Stefano Gibellina - Montagna di Sale Mimmo PalladinoAgli inizi degli anni ’80 il comune di Gibellina acquistò il Baglio di Stefano, un’antica e tipica masseria trapanese oramai in disuso da parecchio tempo, con l’intento di  trasformarla nella sede della Fondazione Orestiadi. La Fondazione promuove e produce manifestazioni culturali di rilevanza internazionale. Negli spazi del Baglio di Stefano si svolgono ogni anno le  Orestiadi di Gibellina,  rassegna internazionale dedicata a teatro, musica, arti visive, che propone spettacoli, concerti e mostre e che nel corso degli anni ha accolto numerosi artisti, attori e registi di rilievo nazionale e internazionale.

Nel cortile antistante il granaio si trova la Montagna di sale di Mimmo Paladino, una scultura ambiente realizzata nel 1990 come elemento scenografico per La Sposa di Messina di Friedrich Schiller, messa in scena dal regista Elio De Capitani per le Orestiadi dello stesso anno. E’ un’opera ambientale dal grande impatto visivo, sia per i forti contrasti generati dal bianco del cemento che simula il sale e dal nero dei cavalli, sia per le reazioni che provoca in chi la osserva. Ci si chiede se i cavalli stanno affondando o stanno risalendo dalla voragine, senza tuttavia avere una risposta. L’opera è stata esposta nel 1995 a Napoli in Piazza del Plebiscito, prima di essere collocata definitivamente qui.

All’interno della ex casa padronale si trova il Museo delle Trame Mediterranee, che accoglie oggetti d’arte decorativa, costumi, gioielli, tessuti, ceramiche e oggetti d’arte di popoli e culture dell’area mediterranea.

Il Museo di Arte Contemporanea


Si tratta di un museo civico, intitolato a Ludovico Corrao, con una collezione di circa 2.000 opere frutto del contributo di numerosi artisti. Spiccano i nomi di Mario Schifano, Mimmo Rotella, Pietro Consagra, Alberto Burri, Carla Accardi, Renato Guttuso, Arnaldo Pomodoro e molti altri ancora.

Per approfondire

Gibellina non si esaurisce in una visita, ma è un progetto intellettuale che merita di essere studiato. Ecco alcune letture consigliate per scoprire i dettagli tecnici, le vicende storiche e le biografie degli artisti che hanno reso possibile questa rinascita.”

Questo saggio, scritto da Cristina Costanzo, ricercatrice in Storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli Studi di Palermo studia la relazione tra il centro e la periferia, la dislocazione forzata, lo slittamento visivo e la possibilità di recupero come alcune delle componenti che concorrono a rendere Gibellina luogo metaforico della condizione esistenziale contemporanea, e propone una ricognizione aggiornata delle opere d’Arte ambientale realizzate a e per Gibellina offrendo spunti inediti di riflessione su una realtà in cui rovine e arti visive, distruzione e cultura si incontrano per dare vita a un’utopia ancora oggi attuale.

Informazioni su Giusy Vaccaro 117 Articoli
Laureata in Beni Culturali, attualmente sta proseguendo gli studi in Storia dell'Arte presso l'Università degli studi di Palermo. Dopo aver accumulato molti anni di esperienza nel settore dell'informatica, ha deciso di seguire la sua passione per la cultura, l'arte, la fotografia e il territorio. Ama la mitologia, l'arte moderna e contemporanea. Attualmente lavora come operatrice culturale presso un importante sito di Palermo.

10 Commenti

  1. Non avevo idea che in Sicilia ci fosse una simile meraviglia. Trovo Gibellina davvero interessante sotto ogni punto di vista, e il fatto che non sia una città che conserva ruderi storici non la rende meno appetibile delle altre. Anzi, con questa riqualificazione in chiave moderna ha forse preso uno stile tutto suo, direi inimitabile. Non ho capito se però è abitata.

    • Si è abitata. Le opere sono inserite nel contesto urbano, nelle varie aree che sono utilizzate dai cittadini. Solo il Cretto è disabitato, ma per ovvie ragioni

  2. Nella mia ignoranza pensavo che a Gibellina ci fosse soltanto il Cretto di Alberto Burri (che già di per sé varrebbe la visita). Scopro invece un vero e proprio museo a cielo aperto meraviglioso anche per me che con l’arte contemporanea ci litigo un po’.

    • L’arte contemporanea può risultare ostica perché difficile da comprendere nell’immediato, ma quando ti prende diventa una droga. E Gibellina offre davvero una full immersion coinvolgente

  3. Conoscevo Gibellina solo per il Grande Cretto e invece scopro che ospita opere dei migliori artisti italiani contemporanei. Un vero e proprio museo a cielo aperto!

    • Gibellina è una bellissima realtà, ed essere diventata la prima capitale italiana dell’arte contemporanea le darà finalmente quella visibilità che merita

  4. Non ho mai visitato Gibellina ma vedo che è un pezzo di Sicilia da scoprire ricco di spunti e cose artistiche da vedere e da scoprire

  5. <non conoscevo affatto Gibellina, mi ha colpito per la sua capacità di trasformare una tragedia in un linguaggio artistico unico. Il Cretto di Burri e tutte le altre opere urbane creano un luogo che non si visita soltanto: si attraversa, si ascolta. È memoria che resta e che continua a parlare.

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