Dall’11 febbraio al 28 settembre 2026, le Sale Duca di Montalto del Palazzo Reale di Palermo ospitano la mostra «Tesori impressionisti: Monet e la Normandia», composta da 97 opere realizzate da 45 artisti.
Presentazione della mostra
L’esposizione, curata da Alain Tapié e organizzata dalla Fondazione Federico II, con il patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Ambasciata di Francia in Italia e dell’Istituto Francese, presenta alcuni capolavori del patrimonio della Collezione Peindre en Normandie, tra le più rappresentative del periodo, insieme ad opere provenienti dal MuMa di Le Havre e di collezionisti privati.

Le opere sono suddivise in 5 sezioni contraddistinte ognuna da un colore differente:
- rosa per La fattoria Saint-Siméon: luogo d’incontro e di confronto degli artisti sulla costa normanna, immerso in una natura rigogliosa e selvaggia;
- azzurro per In riva al mare, villeggiatura: spiagge e litorali, porti, falesie, barche e bagni al mare mostrano una natura fruibile dal turista;
- verde per In riva al mare, al lavoro: il mare diventa un luogo di lavoro e fatica per pescatori, lavandaie, ma anche luogo di relitti;
- marrone per Terra normanna: frutteti, fattorie, case, villaggi, chiese di campagna e tutto ciò che caratterizza una terra pittoresca, segnata da molteplici microcosmi naturali;
- viola per Lungo la Senna: lungo le rive della Senna che guarda Parigi, l’aria e l’acqua sono le protagoniste, ritratte nella loro atmosfera mutevole e piena di fascino.
A completare la mostra una video intervista al curatore Alain Tapié e due installazioni immersive: la prima permette di entrare dentro i quadri impressionisti che si animano; la seconda è un omaggio alla pittura post-impressionista e più in particolare alla figura di Vincent Van Gogh.
Lo scopo della mostra
In una città come Palermo, metropoli lontana dai tradizionali circuiti dei giganti europei ma da sempre affamata di arte e bellezza, una mostra dedicata a Monet e agli impressionisti, allestita all’interno del prestigioso Palazzo Reale, non può fare altro che accendere aspettative altissime. Aspettative che rischiano di essere illuse se non si è consapevoli di cosa realmente è in mostra e di qual è l’intento del percorso espositivo.
Perché se, invogliati da un titolo che richiama una delle figure più celebri dell’Impressionismo, ci si aspetta di ammirare opere iconiche e di grande fama dei principali protagonisti del movimento, allora si rischia di rimanere delusi. Se invece si vuole capire come l’impressionismo e soprattutto la pittura di paesaggio siano stati determinanti per l’innovazione artistica che ha portato alle avanguardie del primo novecento, allora questo è il posto giusto.
L’importanza della pittura di paesaggio
L’impressionismo infatti è uno stile pittorico che si basa su un principio chiave e irrinunciabile: la pittura en plein air (all’aria aperta), per catturare la luce e i colori nella loro più intima essenza, così come vengono percepiti e senza artificio. E cosa, meglio del paesaggio, poteva dare loro la possibilità di esplorare le mille potenzialità della luce?
La pittura di paesaggio non è sempre stata oggetto di grande attenzione da parte degli artisti. Per lungo tempo infatti è stata considerata come un semplice sfondo per opere di carattere religioso, mitologico e storico. In alcuni casi il paesaggio è stato trattato in modo funzionale al soggetto principale, con l’aggiunzione di alcuni elementi con forte valore allegorico.
Nel Quattrocento e nel Cinquecento gli artisti cominciano a dare maggiore importanza al paesaggio, anche grazie agli studi sulla prospettiva e sulla resa dell’atmosfera. Ma è solo a partire dal Seicento che il paesaggio comincia a diventare un genere autonomo sempre più apprezzato dagli artisti e con finalità differenti.
Il paesaggio impressionista è il risultato di questo lungo processo che attraversa i secoli. Lo scopo della mostra, oltre a quello di proporci i più importanti capolavori del genere paesaggistico impressionista, è quello di farci comprendere come questo genere pittorico non sia nato dal nulla ma sia il frutto dell’eredità di movimenti e artisti precedenti.
Opere del periodo romantico
Ed è per tale ragione che possiamo ammirare anche opere precedenti del periodo romantico di artisti come Gericault e Delacroix.

Théodore Gericault nasce e vive molti anni prima dell’Impressionismo. Muove i suoi primi passi nell’ambiente neoclassico ma dopo un viaggio a Roma e dopo avere conosciuto Delacroix si distacca dalla perfezione statica del neoclassicismo per abbracciare una pittura più cruda, reale, bruta. I cavalli erano la sua ossessione. Per lui non erano solo animali, ma simboli di passioni indomabili e forza della natura.

Per Eugene Delacroix il paesaggio non ha mai rappresentato un esercizio di osservazione e copia della natura, ma uno strumento per riflettere su uno stato d’animo. Per lui “La natura è solo un dizionario; si traggono da essa le parole per comporre una frase, ma la frase non è la natura.”
Il Realismo francese
Ma troviamo anche opere di alcuni dei più significativi esponenti del Realismo francese come Corot, Daubigny e Courbert.

Jean-Baptiste Camille Corot fu tra i principali esponenti della Scuola di Barbizon, un gruppo di paesaggisti attivi tra il 1830 e il 1870 nella foresta di Fontainebleau, presso il villaggio di Barbizon. Gli artisti del gruppo furono profondamente influenzati dalla pittura di Constable, in particolare per l’uso di pennellate rapide e di macchie di colore nella resa del paesaggio. Il loro obiettivo era cogliere la dimensione più autentica ed emotiva della natura. Dipingevano en plein air, completando spesso le opere in studio, e svilupparono una pittura attenta agli effetti della luce, caratterizzata da colori puri stesi con immediatezza.

Charles Daubigny fece da “ponte” tra il Realismo di Barbizon e l’Impressionismo. Mentre gli altri pittori della scuola di Barbizon (come Rousseau o Millet) amavano la foresta profonda e statica, Daubigny era ossessionato dal movimento e dai riflessi.

Gustave Courbert è stato il padre del Realismo. A differenza di Delacroix (che vedeva nel paesaggio un’emozione), Courbet vede nel paesaggio sostanza. Il suo più importante contributo alla pittura impressionista è stata l’attenzione a quelle forme che attendevano di divenire visibili, come le tempeste e i movimenti delle onde.
Il paesaggio per gli impressionisti e i grandi maestri
E veniamo al cuore della mostra, ovvero le opere degli artisti impressionisti che hanno dedicato una grande attenzione al paesaggio, alle sue sfumature, ai colori e alle atmosfere. A differenza degli artisti precedenti, gli impressionisti volevano cogliere l’impressione immediata della realtà, restituendo sulla tela le variazioni fugaci della luce e dell’atmosfera. Non miravano a una rappresentazione dettagliata e stabile, ma a fissare un attimo, privilegiando la percezione visiva e l’esperienza sensibile del momento.
3 sono le opere in mostra realizzate da Claude Monet.

Il mare a Fécamp è l’opera che abbiamo scelto come immagine di copertina per questo articolo perché attraverso le sue pennellate rapide e brevi riassume quello che è l’elemento tipico della pittura impressionista, ovvero la capacità di catturare le variazioni della luce sulla roccia e sulle onde del mare.

La scogliera di Etretat è probabilmente uno dei luoghi più iconici della Normandia, oggetto di grande attenzione prima di pittori e oggi di numerosi fotografi affascinati dall’imponenza di questa scogliera e dalla sua forma suggestiva. La terza opera ha per tema un altro soggetto tanto amato da Monet: le ninfee.
Una sola invece è l’opera di un altro grande nome della pittura impressionista: Auguste Renoir.

Renoir è noto come il pittore della gioia, e questa qualità emerge anche nelle sue opere di paesaggio, come nel tramonto qui rappresentato, animato da una ricca gamma di sfumature cromatiche.
Particolarmente interessante è anche l’opera di Berthe Morisot, unica donna in mostra.

Berthe Morisot è stata un’artista determinante per il movimento impressionista, fortemente rivalutata negli ultimi anni. Insieme a Eva Gonzalès e Mary Cassatt, ha offerto uno sguardo diverso sulla realtà impressionista, restituendo una dimensione più domestica e intima, talvolta attraversata da una sottile malinconia.
Nomi poco noti ma opere di grande prestigio
La mostra ci permette di ammirare opere di artisti i cui nomi probabilmente sono poco noti al grande pubblico, ma che hanno dato un grande contributo al movimento impressionista:

come Adolphe-Félix Cals, reputato da parte della critica come il vero antesignano dell’Impressionismo;

come Eugène Boudin, maestro e amico di Monet;

come Raoul Dufy che nella sua opera Il bacino del re a Le Havre, realizzato nel 1907, riflette la linea fauvista dell’artista francese.

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