Il potere delle immagini: spoliazioni, saccheggi e appropriazioni nella storia dell’arte

Le nozze di Cana - Paolo Veronese
Le nozze di Cana, Paolo Veronese, 1563, Musée du Louvre, Parigi. Immagine in pubblico dominio (Wikimedia Commons).

L’arte è da sempre oggetto di desiderio, non solo per il suo valore estetico, ma anche per ciò che rappresenta: potere, prestigio, memoria. Non sorprende, dunque, che nel corso della storia sovrani, papi e famiglie aristocratiche abbiano commissionato opere che, oltre ad abbellire piazze, chiese e palazzi, hanno contribuito a creare un patrimonio culturale di immenso valore.

Ma lo stesso impulso al possesso ha alimentato anche pratiche meno legittime, spesso perpetuate da personaggi di potere che, per tutta una serie di ragioni che ora vedremo nel dettaglio, si sono appropriati con metodi poco leciti di opere, provocandone, nel migliore dei casi, uno spostamento di sede e, nel peggiore dei casi, la loro stessa distruzione.

Le spoliazioni di Verre: abuso di potere nella Sicilia romana

Probabilmente il nome di Gaio Licinio Verre a molti non dirà nulla, eppure questo personaggio è stato autore di una delle più clamorose (e dolorose) spoliazioni avvenute nel corso della storia antica. Fu pretore romano in Sicilia dal 73 al 71 a.C., designato dal Senato, con poteri militari, amministrativi e giurisdizionali. Poteri che utilizzò per appropriarsi, per mezzo di minacce, confische e furti veri e propri, dell’immenso patrimonio artistico e culturale della Sicilia. Particolarmente colpite furono Agrigento e Siracusa, tra le città più ricche e potenti del mondo greco. Arrivò a compiere atti considerati sacrileghi come la spoliazione del tempio di Atena a Siracusa e l’appropriazione della veneratissima statua di Ercole ad Agrigento.

Stanchi dei continui soprusi i siciliani si rivolsero a Cicerone, che allora era un giovane e promettente avvocato. Il processo, che noi oggi conosciamo nei dettagli anche grazie alla celebre orazione di Cicerone denominata Verrine, si svolse a Roma e fece grande scalpore. Cicerone racconta che dopo il suo passaggio Siracusa sembrava una città conquistata dai nemici.

Verre venne condannato all’esilio e al pagamento di una somma di denaro. Purtroppo la maggior parte delle opere sottratte non tornò mai al luogo di origine, compromettendo così in modo significativo la ricostruzione culturale della Sicilia antica.

I Borghese: collezionismo e appropriazione nella Roma barocca

Deposizione Raffaello Sanzio Galleria Borghese
Deposizione Borghese (o Pala Baglioni)

Facciamo un bel balzo avanti nel tempo e arriviamo al 1507 quando Atalanta Baglioni commissionò a un giovane Raffaello Sanzio una pala d’altare, raffigurante il Trasporto di Cristo morto al sepolcro, per la sua cappella nella chiesa di San Francesco a Perugia.  Qui era sepolto il figlio Grifonetto morto durante una congiura. La pala è divenuta famosa con il nome di Pala Baglioni.

L’opera fu vista e ammirata dal Cardinale Scipione Borghese durante il suo periodo di studi e per tale ragione lo zio, papa Paolo V, decise di donarla al nipote. Con la complicità dei frati della chiesa la pala fu trafugata la notte tra il 18 e 19 marzo del 1608 e portata a Roma, diventando così uno dei pezzi più pregiati dell’illustre collezione Borghese.

Questo non fu l’unico abuso di potere compiuto dai Borghese. Nel 1607 infatti il Cavalier d’Arpino fu accusato di possesso illecito di armi, un’accusa che molto probabilmente fu un pretesto architettato proprio dal cardinale per appropriarsi della sua collezione di opere, molte delle quali erano state eseguite da Caravaggio.

Lo Spasimo di Sicilia tra devozione, spostamenti e contese

Spasimo di Sicilia - Raffaello
Spasimo di Sicilia – Raffaello

Raffaello è “vittima” anche del prossimo furto che sto per raccontarvi, una storia che sembra scritta da un abile romanziere capace di mescolare brama di potere, credenze religiose, eventi miracolosi e incredibili retroscena.

Nel 1517 Raffaello, mentre si trovava a Roma, realizzò per la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo di Palermo lo Spasimo di Sicilia, un dipinto raffigurante la caduta di Cristo al Calvario. La nave che trasportava l’opera a Palermo affondò durante una tempesta, ma il quadro fu ritrovato intatto sulle coste di Genova. Gli abitanti della città ligure, gridando al miracolo, si rifiutarono inizialmente di restituirlo; fu necessario il diretto intervento di Papa Leone X per far sì che l’opera raggiungesse finalmente la sua destinazione originale.

A Palermo l’opera fu ammirata da numerosi artisti che ne realizzarono diverse copie, sparse nelle varie chiese dell’isola. Ma nel 1661 il viceré Don Ferdinando D’Ayala, dopo aver corrotto il priore con un vitalizio che in realtà non gli versò mai, si impossessò del dipinto e lo donò al re Filippo IV di Spagna.

All’inizio del XIX secolo, durante le campagne napoleoniche, l’opera fu trasferita al Louvre, per essere poi restituita dopo la caduta definitiva di Napoleone. Oggi il dipinto, trasferito su tela, si trova al Museo del Prado di Madrid. Nella chiesa di Santa Maria dello Spasimo invece si può ammirare una riproduzione, molto fedele all’originale, collocata sopra l’altare in marmo realizzato da Antonello Gagini. Si tratta di una riproduzione digitale d’arte ad altissima definizione realizzata da Factum Arte di Madrid.

Le spoliazioni napoleoniche: arte, potere e costruzione del Louvre

Le nozze di Cana - Paolo Veronese
Le nozze di Cana, Paolo Veronese, 1563, Musée du Louvre, Parigi. Immagine in pubblico dominio (Wikimedia Commons).

Veniamo ora a quella che è stata definita tra le più imponenti e sistematiche spoliazioni di opere d’arte mai realizzate: le spoliazioni napoleoniche, avvenute tra il 1796 e il 1815. Nel corso delle campagne militari, infatti, numerose opere furono requisite nei diversi territori europei e trasferite a Parigi per arricchire le collezioni del nascente Museo del Louvre.

Oggetto di interesse erano dipinti, statue, disegni, gioielli, tessuti, libri, medaglie, strumenti scientifici e tutto ciò che poteva avere un qualsiasi interesse culturale. Le opere vennero sottratte da chiese, palazzi e istituzioni pubbliche, spesso in modo organizzato e con procedure che si intrecciavano alle dinamiche belliche e diplomatiche del tempo. In molti casi, inoltre, tali sottrazioni avvenivano in seguito a trattati di pace, nei quali la cessione di opere d’arte rientrava tra le condizioni imposte ai territori sconfitti.

L’obiettivo dichiarato era la creazione di un grande museo universale, accessibile a tutti i cittadini, a differenza di quanto avveniva in passato, quando l’arte era riservata alla visione di una ristretta élite. Ma bisogna anche precisare che il Louvre era considerato uno strumento di prestigio imperiale che doveva celebrare la Francia.

Molte delle opere requisite tornarono a “casa” dopo il 1815, ma alcune di esse si trovano ancora al Louvre. Il caso più eclatante riguarda Le nozze di Cana di Paolo Veronese, un dipinto di dimensioni gigantesche (666 x 990 cm), che oggi si trova esattamente di fronte alla Gioconda di Leonardo. L’allora responsabile del Louvre, Dominique-Vivant Denon dichiarò (falsamente) che il dipinto non era in condizione di affrontare un lungo viaggio e fu pattuito uno scambio, decisamente poco equo, con la Maddalena ai piedi di Gesù di Charles Le Brun.

Le spoliazioni naziste: arte, ideologia e saccheggio sistematico

Danae Tiziano
Tiziano Vecellio, Danaë, ca. 1545, Museo di Capodimonte. Immagine da Wikimedia Commons (pubblico dominio)

Sebbene discutibili, le spoliazioni napoleoniche avevano comunque il nobile intento di rendere l’arte accessibile a tutti. Al contrario, quelle compiute da Hitler più di 100 anni dopo, furono dettate dal suo desiderio di riscrivere la storia dell’arte mondiale secondo i suoi gusti personali. Hitler infatti si vantava di essere un esperto di arte, nonostante fosse stato respinto per ben due volte dall’Accademia di Belle Arti di Vienna.

Nei suoi gusti personali non rientravano le opere delle avanguardie del primo Novecento, come espressionismo, astrattismo e fauvismo. Nel 1937 il regime nazista organizzò la mostra di “arte degenerata” (Entartete Kunst), con l’obiettivo di screditare pubblicamente queste correnti e i loro artisti. In questo contesto, le opere moderne furono progressivamente rimosse dai musei tedeschi: molte vennero vendute all’estero, altre confiscate e distrutte.

Oltre alle opere contemporanee vennero prese di mira sia collezioni appartenenti a famiglie ebree, sia opere di artisti storicizzati di grande prestigio come Vermeer, Michelangelo, Raffaello, Leonardo, Rembrandt, Dürer e molti altri ancora. Molte di queste opere sono state recuperate  grazie all’azione dei Monuments Men, un’unità speciale alleata che, a fine guerra, ha ispezionato i depositi segreti dei nazisti, come miniere e castelli.

Informazioni su Giusy Vaccaro 119 Articoli
Laureata in Beni Culturali, attualmente sta proseguendo gli studi in Storia dell'Arte presso l'Università degli studi di Palermo. Dopo aver accumulato molti anni di esperienza nel settore dell'informatica, ha deciso di seguire la sua passione per la cultura, l'arte, la fotografia e il territorio. Ama la mitologia, l'arte moderna e contemporanea. Attualmente lavora come operatrice culturale presso un importante sito di Palermo.

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