Anselm Kiefer a Palazzo Reale a Milano: Le Alchimiste, un viaggio nel passato con uno sguardo al presente

Anselm Kiefer a Palazzo Reale a Milano: Le Alchimiste, un viaggio nel passato con uno sguardo al presente

Sono passati più o meno due mesi dall’apertura di quella che può essere considerata la mostra dell’anno: Le Alchimiste di Anselm Kiefer. Tanto è stato già detto e scritto, ma l’arte ha questa peculiare capacità di regalare a ognuno la propria emozione agendo come uno specchio dell’anima; dunque, al di là delle informazioni generali e conclamate, esiste una percezione personale legata alla sensibilità di ognuno, al proprio vissuto, alle proprie paure, al tipo di storia che si è maturata. Credo che ciascuno potrebbe esprimere una sua impressione sulla mostra di Kiefer e questa risulterebbe ogni volta diversa; dentro ogni visione scopriremmo un dettaglio che ci mancava, qualcosa che non avevamo percepito.

Kiefer è un artista che suscita forti emozioni; ho visto amici svirgolare veloci fuori da una Sala di Palazzo Strozzi nel 2024, l’occasione era Angeli Caduti altra storica mostra di colui che è tra i più influenti artisti viventi. In quella stanza coperta di opere di piccolo formato che rivestivano interamente muri e soffitto, riflettendosi su un grande tavolo di specchi che occupava il centro della stanza, l’atmosfera si faceva sempre più cupa fino a togliere quasi il fiato e costringere qualcuno ad uscire dalla sala.

Questo è Kiefer, si può amarlo ma anche detestarlo perché troppo intenso, la sua arte colpisce per eccesso di forza, trasuda materia, raggiunge anche l’olfatto, crea una sensazione di forte coinvolgimento fisico, emotivo e mentale.

Faticoso questo artista cresciuto fra le macerie del secondo dopoguerra, in una Germania che doveva essere ricostruita materialmente e storicamente; questo ha fatto Kiefer per tutta la vita. Ricostruire dalle macerie ma attingendo di volta in volta al mito, all’alchimia, alla poesia, elaborando stratificazioni di materia in continuo mutamento, con alcuni temi che si ripetono come il sole o il girasole o le basi oro (di medievale memoria) su cui spesso sviluppa i suoi lavori.

Donne come protagoniste di un viaggio nella storia dell’alchimia

A Palazzo Reale a Milano si è ispirato al passato, come sempre, e ha scelto le donne come protagoniste di un viaggio nella storia dell’alchimia (altro tema a Kiefer molto caro) partendo dal Medioevo per attraversarlo e soffermarsi su Quattrocento e Cinquecento, secoli in cui scopriamo un gran numero di donne che hanno contribuito con i loro studi ad arricchire le conoscenze nel campo della ricerca medica ed erboristica. Qualcuna di loro ha anche tentato, nella migliore tradizione alchemica, di trasformare il piombo in oro.

Alcune di queste donne sono perfette sconosciute, sono state invisibili come lo erano le donne fra Medioevo e Rinascimento, ma altre hanno nomi altisonanti che, dipinti in oro sui grandi teleri esposti, non possono passare inosservati. Mentre percorriamo i corridoi che attraversano lunghe file di opere alte quasi sei metri, disposte in modo da occupare il centro della Sala delle Cariatidi, ecco apparire Caterina Sforza figura di scienziata e condottiera cara alla città di Milano, autrice di un manoscritto in cui, attraverso ricette di cosmetici, medicamenti e formule alchemiche, ci regala le basi del suo immenso sapere.

Accanto a lei Kleopatra unica donna riconosciuta come alchimista nella tradizione greca, Isabella Cortese, Cristina di Svezia, Margaret Cavendish, Isabella d’Aragona. Le donne, dicevamo dunque, le alchimiste, le maghe o le streghe, sono il soggetto di questa sontuosa installazione che dialoga con la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano; un grande spazio significativo, perché bombardato nel 1943 e lasciato volutamente ferito, a perenne ricordo di un evento, la Seconda Guerra Mondiale, che traccia un segno indelebile nella storia del nostro paese.

Le opere in mostra sono fortemente materiche e caratterizzate da elementi naturali, quali fiori, erbe e altri materiali organici, uniti a materiali che sono in continuo mutamento; tutto sempre frutto di un intreccio costante fra rovine, memoria e alchimia, come tipico della pittura di Kiefer.

Questa mostra grandiosa, curata da Gabriella Belli, ci fa attraversare i secoli, immersi in un ambiente decadente, vicino alle rovine che l’artista ama rappresentare elaborandole attraverso uno sguardo sempre nuovo. D’altra parte lo stesso processo creativo di Kiefer ricorda, in certo modo, i processi alchemici, poiché le sue tecniche, che prendono vita attraverso combustione, ossidazione e interminabili processi chimici, ricordano molto da vicino il lavoro delle nostre alchimiste.

Dunque niente di più vicino a Kiefer di queste donne che con le loro storie ci hanno lasciato un patrimonio di racconti e sapere capace di dialogare ancora oggi con noi e la nostra cultura, con una realtà fragile come quella in cui siamo immersi, consapevoli della nostra impotenza ma spinti, come l’uomo è sempre stato, a cercare l’evoluzione e il miglioramento dentro una vita che cambia e a volte ci travolge, una realtà che spesso non riusciamo a controllare ma che, quando siamo fortunati, riusciamo a interpretare attraverso lo sguardo degli artisti e nel loro messaggio, a volte urlato a volte sussurrato, di scoperta o di riscoperta o di resilienza.

Informazioni su Mariella Anzalone 7 Articoli
Si è occupata di moda per molti anni, a Milano e in giro per il mondo, ma ha sempre coltivato la sua grande passione per l’arte. Collezionista, è laureata in Lingue e Letterature straniere e in Storia dell’arte. Il Novecento è il suo periodo storico artistico prediletto.

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