Il mito di Aracne nelle Metamorfosi: dalla denuncia di Ovidio ai capolavori dell’arte

Velasquez Le filatrici mito di Aracne
Diego Velázquez, Le Filatrici (Il mito di Aracne), ca. 1657. Museo del Prado, Madrid. Foto via Wikimedia Commons (Pubblico Dominio).

Il mito di Aracne nelle Metamorfosi di Ovidio: la storia di una denuncia che viene punita per la sua sfrontatezza

Tra i numerosi miti raccontati da Ovidio nelle sue Metamorfosi, quello di Aracne è indubbiamente uno dei più appassionanti e coinvolgenti, poiché intreccia altre storie accomunate dalla stessa tematica. È un racconto denso di significati, riflette dinamiche proprie di un tempo lontano, segnate dall’abuso di potere e dalle conseguenze che questo comporta per chi ne è vittima, ma che ancora oggi, per molti aspetti, risultano essere sorprendentemente attuali.

Chi era Aracne e la sfida con Minerva


Aracne era una giovane di umili origini: il padre lavorava la lana tingendola con la preziosa porpora, mentre la madre, anch’essa di condizione modesta, era scomparsa da tempo. Eppure, pur priva di una stirpe nobile e altisonante, il suo nome risuonava in tutte le città della Lidia grazie a un talento straordinario nella tessitura. Una maestria di cui era profondamente consapevole, al punto da non solo considerarsi superiore a Minerva, dea e protettrice di quest’arte, ma persino da osare sfidarla apertamente.

La scena raccontata da Ovidio è un crescendo di emozioni: mentre tutti attorno si prostrano intimoriti di fronte alla dea, solo Aracne rimane ferma nella sua posizione. Noi, semplici lettori, quasi partecipi della vicenda, vorremmo suggerirle di essere più cauta nei  gesti e nelle parole, ma Aracne non arretra di un millimetro. Guidata da una brama di gloria tanto inflessibile quanto imprudente, realizza una tela nella quale svela tutti i crimini e gli abusi degli dei uomini contro donne e ninfe. Aracne infatti

raffigura Europa ingannata
dal falso toro: vero il toro, vero il mare diresti.
Lei, si vedeva girarsi a guardare alla terra
e invocare le sue compagne e, per paura dell’acqua
che schizza, sollevare in alto i piedi tremanti.
E fece anche Asterie ghermita dall’aquila a forza,
fece Leda giacere sotto le ali del cigno.
Aggiunse come Giove, in aspetto di Satiro, ingravidò
la bella figlia di Nicteo di due gemelli; in forma
di Anfitrione ti prese, figlia di Tirinto; mutato
in oro, prese Danae; in fuoco la figlia dell’ Asopo;
in pastore Mnemosine; in screziato serpente la figlia di Cerere.
E te pure, Nettuno, mutato in torvo giovenco
pose sopra la vergine figlia di Eolo. Tu sembri Enipeo,
e generi gli Aloidi; ariete, e inganni la figlia di Bisalte;
e pure la mitissima madre delle messi dalle bionde
chiome ti conobbe stallone; e la madre anguicrinita
del cavallo alato, ti conobbe alato; e Melanto, delfino:
ciascun personaggio è ben reso, ben reso ogni luogo.
E lì c’è pure Febo, in abiti da contadino, e come una volta
prese le penne di sparviero, un’altra la pelle di leone,
e come da pastore ingannò Isse, figlia di Macareo;
e c’è come Bacco ingannò Erigone mutandosi in uva,
e Saturno da cavallo creò il biforme Chirone.
L’estremo bordo della tela, orlato di fino,
è fatto di fiori intrecciati a rami d’edera flessuosa.

(Ovidio, Metamorfosi, vol. III (Libri V-VI), a cura di A. Barchiesi, traduzione di G. Rosati, Milano, Fondazione Lorenzo Valla / Arnoldo Mondadori Editore, 2009, Libro VI, vv. 103-128)

Al contrario Minerva realizza una tela, altrettanto spettacolare, che invece celebra le glorie, i trionfi e le vittorie degli dei. La netta contrapposizione della tematica e il ritmo crescente della narrazione ci lasciano presagire quale sarà la reazione della dea al cospetto di un affronto di simile portata: dapprima  colpisce Aracne più volte sulla fronte; successivamente la trasforma in un ragno, condannando lei e la sua stirpe a vivere per l’eternità dentro un corpo così orribile.

Quale è il significato del mito di Aracne?


Ovidio racconta questa e tutte le altre vicende all’interno delle Metamorfosi senza mai esprimere un giudizio ma dando la possibilità a noi lettori di trarre quelle che reputiamo essere le giuste conclusioni. Questo è sicuramente il motivo che ha sancito la fortuna di questa opera che  dalla sua prima pubblicazione, fino ad arrivare ai giorni nostri, continua ad essere letta e apprezzata.

Ogni epoca ha interpretato questi miti in relazione alle dinamiche del proprio tempo, ma il mito di Aracne ci propone una interpretazione che è sempre stata valida nel corso della storia: denunciare le malefatte di chi ha in mano il potere, spesso compiute ai danni di chi è più debole e indifeso, provoca delle punizioni gravi, anche se si è nel giusto. Dire la verità ha un costo molto alto: quanto siamo disposti a pagarlo?

Il mito di Aracne nell’arte


Se si esclude la Bibbia, le Metamorfosi di Ovidio sono considerate il testo che ha dato origine al maggior numero di rappresentazioni iconografiche, fin dai primissimi anni successivi alla loro diffusione. Ogni mito è stato interpretato e rappresentato assecondando le dinamiche del tempo, con interpretazioni divergenti anche rispetto al testo ovidiano.

Nei prossimi articoli vi mostreremo come gli artisti hanno interpretato i miti raccontati da Aracne, in una sorta di ricostruzione virtuale di quella tela tanto audace. Sarà affascinante notare come quelli che per Aracne erano capi di accusa contro gli dei, per gli artisti e per i committenti del Rinascimento e del Barocco erano pretesti per mostrare il nudo femminile e il potere degli uomini sulle donne.

In questo articolo invece vi mostriamo come è stata interpretata la storia di Aracne, una delle più crudeli di tutte le Metamorfosi.

Le Filatrici (o Favola di Aracne) di Diego Velasquez

Velasquez Le filatrici mito di Aracne
Diego Velázquez, Le Filatrici (Il mito di Aracne), ca. 1657. Museo del Prado, Madrid. Foto via Wikimedia Commons (Pubblico Dominio).

Iniziamo con quella che abbiamo scelto come immagine di copertina, ovvero Le Filatrici di Diego Velasquez, opera realizzata intorno al 1657, oggi esposta al Museo del Prado di Madrid. Per lungo tempo questo dipinto era stato identificato come una semplice scena di genere rappresentante una arazzeria. In realtà si tratta di un quadro nel quadro perché sullo sfondo è rappresentato un arazzo che riproduce un’altra opera d’arte già molto famosa.

Si tratta infatti del Ratto di Europa (uno degli episodi incriminati da Aracne) realizzata da Tiziano tra il 1559 e il 1562 per Filippo II di Spagna, copiata da molti artisti (tra cui anche Rubens) e che molto probabilmente Velasquez ebbe modo di vedere.

Davanti all’arazzo si trova un personaggio con un elmo, che possiamo quindi identificare con Minerva, con il dito alzato in segno della punizione che sta per scagliare contro la povera Aracne.

Minerva e Aracne di Pieter Paul Rubens

Rubens Minerva e Aracne
Peter Paul Rubens, Pallade e Aracne (1636-1637). Virginia Museum of Fine Arts. Foto via Wikimedia Commons (Pubblico Dominio).

Più esplicita è invece l’opera di Peter Paul Rubens, realizzata tra il 1636 e il 1637, oggi esposta al Virginia Museum of Fine Arts. Si tratta di un bozzetto preparatorio per una serie di oltre 60 dipinti, con episodi tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, per un padiglione di caccia per Filippo IV di Spagna. Ci rimane soltanto il bozzetto preparatorio perché l’opera originale, insieme a tante altre, è andata distrutta nel 1710 durante la Guerra di Successione Spagnola.

Rubens decide qui di mostrarci la prima fase della punizione di Minerva, quando la dea colpisce più volte e violentemente la fronte di Aracne. Sullo sfondo alcuni arazzi appesi e tra le scene riconosciamo ancora il Ratto di Europa.

L’illustrazione di Gustave Doré per il Canto XII del Purgatorio di Dante Alighieri

Gustave Dore Aracne Canto XII Purgatorio
Gustave Doré, Aracne (1861). Illustrazione per il Canto XII del Purgatorio di Dante Alighieri. Foto via Wikimedia Commons (Pubblico Dominio).

Concludiamo la nostra piccola rassegna sulle opere d’arte ispirate al mito di Aracne con questa illustrazione di Gustave Doré, realizzata nel 1861 per il XII Canto del Purgatorio della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Come vi avevamo anticipato in precedenza, ogni mito è stato riutilizzato per creare significati anche in chiave moraleggiante in base alle dinamiche del tempo, e in questo caso Dante inserisce Aracne nella prima Cornice del Purgatorio, dove vengono puniti i superbi. Aracne infatti pecca di superbia perché non riconosce l’autorità di una divinità e si considera superiore ad essa a tal punto da sfidarla con la convinzione di batterla.

 

Cosa succede a chi ha il coraggio di denunciare i crimini dei potenti? La storia di Aracne non è solo un mito antico, è lo specchio delle nostre dinamiche sociali. Oggi vi racconto la sua sfida attraverso gli occhi di Ovidio, Dante, Velázquez e Rubens.

 

Informazioni su Giusy Vaccaro 117 Articoli
Laureata in Beni Culturali, attualmente sta proseguendo gli studi in Storia dell'Arte presso l'Università degli studi di Palermo. Dopo aver accumulato molti anni di esperienza nel settore dell'informatica, ha deciso di seguire la sua passione per la cultura, l'arte, la fotografia e il territorio. Ama la mitologia, l'arte moderna e contemporanea. Attualmente lavora come operatrice culturale presso un importante sito di Palermo.

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