“Dieci giorni che fecero tremare il mondo” se di rivoluzione si tratta però non è di quella d’ottobre che parliamo, bensì di quella del design che ha trasformato Milano, per dieci giorni, in una fucina di idee, progetti, eventi e bellezza presenti in ogni angolo della città; da City Life che ha ospitato in un nuovo spazio privilegiato, la South Wing di Allianz MiCo, la trentesima edizione di Miart 2026, al Salone del Mobile, preceduto dal Fuorisalone, che ha animato ogni angolo della città grazie ad aziende e artisti che si sono impegnati nel mettere a frutto tutta la loro creatività. Una città trasformata in un crocevia creativo di respiro globale; uno spettacolo fatto di colori, idee, eleganza e avanguardia.
New Directions: l’edizione 2026 di Miart
Ma partiamo da Miart che dal 17 al 19 aprile ha regalato alla città un’edizione ispirata al jazz e diretta da Nicola Ricciardi. Tre piani destinati ciascuno a una sezione: Established, Emergent e Established Anthology uno spazio nuovo dedicato alla tradizione con focus monografici e riflessioni su memoria e trasformazione.
New Directions il titolo di questa edizione che ha avuto come filo conduttore il jazz, ovvero la capacità di esplorare partendo da standard noti e privilegiando il dialogo fra epoche diverse. Vari temi su cui le 160 gallerie presenti hanno danzato, è proprio il caso di dire, come sulle note di Coltrane; identità, cambiamento climatico, strutture sociali, il corpo e la memoria che sono stati espressi attraverso una pluralità di modi: dalla pittura figurativa, alle installazioni multimediali, alla ceramica.
L’incontro con Francesco Pantaleone nella sezione Established
Nella sezione Established, cuore pulsante della fiera, dove i capolavori del Novecento hanno dialogato con le tendenze contemporanee e con il design di collezione, abbiamo incontrato un gallerista storico e caro alla città di Palermo.
Francesco Pantaleone ci ha raccontato come la sua galleria abbia voluto rappresentare, attraverso lo sguardo di quattro donne, alcuni dei temi oggetto della rassegna. – La nostra proposta si è incentrata su quattro artiste – ci dice Francesco Pantaleone – di cui tre siciliane, che vivono un momento di forte presenza istituzionale. – Concetta Modica ha appena vinto la Biennale di Malta come miglior artista, – continua Francesco – Loredana Longo è attualmente presente al MAXXI con una grande mostra tragicomica, una sorta di ricognizione dell’arte italiana, Maïa Règis è presente in questo momento alla Mack Art Foundation a New York.

Tre artiste legate da tempo alla galleria, dunque con un percorso che è stato negli anni vicino e parallelo. – A queste tre si aggiunge Mona Hatoum, artista libanese di respiro internazionale, attualmente presente con un’ installazione alla Fondazione Prada. – Le nostre scelte ci hanno premiato con una buona affluenza di pubblico italiano ed estero, ma anche con l’acquisizione di nuovi collezionisti – conclude Francesco Pantaleone.
Poi aggiunge – last but not least – per completare il quadro, i mobili che arricchiscono lo stand sono come sempre di un caro amico svizzero, ma siciliano d’adozione, che ci segue da anni nelle manifestazioni: Alfred von Escher che quest’anno ha creato una sorta di bancone da bar, dove ci siamo intrattenuti con i nostri amici e clienti, per il quale ha scelto il blu ispirandosi ai cieli di Concetta Modica.
La sezione Emergent del Miart
Infine, abbiamo visitato Emergent, la sezione che ha dato voce alle 29 gallerie che hanno portato in fiera la visone delle ultimissime generazioni di artisti. Qui Judith Dean, l’artista che mette insieme Shahin Zarimbal di Berlino e South Parade di Londra, propone una serie di tele ispirate da ricordi personali, foto private, meditazione e un antico manoscritto cinese; tutto reinterpretato e suscettibile di svariate letture.
Fuorisalone e l’incontro con Domenico Pellegrino
Concluso il Miart, dentro una città in festa già animata dal Fuorisalone, sbarchiamo sui Navigli dove incontriamo Domenico Pellegrino che inaugura in via Antonio Lecchi il suo spazio milanese, come vedremo, non solo spazio espositivo.
Valentina Bruno, responsabile della comunicazione, ci racconta che Domenico ha già collaborato con Luxury brands come Hermès, Dior, Max Mara, dunque l’arrivo a Milano non è una sorpresa. Nuova è invece la valenza di questo spazio che non è solo spazio espositivo, ma si trasformerà presto in contenitore di collaborazioni e iniziative diverse. Come insito nella natura di Domenico, ci sarà il confronto e la collaborazione con altri artisti e un occhio al sociale; già due anni fa l’artista ha voluto incontrare i ragazzi di Dynamo Camp con i quali ha realizzato un laboratorio il cui prodotto è un’opera attualmente esposta alla Fondazione Dynamo Camp.
Oggi dunque si riparte ma è un racconto lungo dodici anni, dalla prima opera esposta alla Galleria Bonelli alla mostra dei Supereroi che risale al 2015 in collaborazione con la Fondazione MAIMERI con cui sono state prodotte molte altre iniziative – ci spiega Valentina – poi i Luxury brands e oggi il riallestimento di VIVA PALERMO che racconta la città attraverso il mercato e la sua multiculturalità, tema assai caro a Domenico che con il tocco luminoso che è la sua firma, ci porta dentro un angolo di Palermo tanto tradizionale quanto significativo.

Intanto arriva in studio Domenico, gentile e sorridente come sempre, e ci racconta del suo Eroe Fragile (Batman) protagonista di SGUARDI, questa collezione scultorea che debutta in studio a Milano (anche se una piccola anteprima c’era stata a Palermo).

Domenico accarezza con lo sguardo le teste dei suoi eroi, le sculture che, come ci racconta, hanno i colori del mare, della lava, del verde delle isole. Un racconto fatto attraverso la ceramica che, lavorata artigianalmente, presenta crepe e spaccature volute a testimonianza della fragilità dell’eroe che è pur sempre un uomo.

Il colore, su cui non si deve mai lesinare, contribuisce alla resa finale ovvero questa forte matericità dell’opera. Anche se nascono da un calco, le opere presentano tuttavia ognuna caratteristiche diverse; lavorate con cura in questa terracotta smaltata con tecnica antica e conoscenza profonda, sono il risultato di un’attenzione che traspare dallo sguardo di Domenico che sembra abbracciarle tutte mentre ce le mostra allineate come soldatini su un lungo banco da lavoro, semplice e antico come il materiale di cui sono fatte le opere.

Il Fuorisalone continua in ogni angolo della città a cui regala gioia, idee e colori: Palazzo Citterio e Palazzo Litta mete imperdibili, come la leggerezza colorata dell’installazione che anima l’Accademia di Brera ad opera di Sara Ricciardi. La magia dell’arte e del design ancora una volta hanno creato bellezza che si sposa al quotidiano per trasformarlo in straordinario.




Commenta per primo