Stoner di John Williams è, senza ombra di dubbio, uno dei casi letterari più interessanti e affascinanti degli ultimi settant’anni. Pubblicato nel 1965, il romanzo fu accolto con freddezza e distacco sia dal pubblico che dalla critica e, con appena duemila copie vendute, finì ben presto fuori catalogo, destinato all’oblio della memoria editoriale. Eppure oggi Stoner è un bestseller internazionale, ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, è stato tradotto in 30 lingue e continua ad essere venduto e apprezzato da un pubblico anche piuttosto trasversale. Che cosa è accaduto? Come è stata possibile questa rinascita? Cosa ha veramente influito?
Scheda del libro
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Titolo | Stoner |
| Autore | John Edward Williams | |
| Prima edizione originale | 1965 | |
| Prima edizione italiana | 2012 | |
| Genere | Romanzo | |
| Ambientazione | Columbia, Missouri | |
| Periodo storico | Prima metà del ‘900 |
Indice dei contenuti
1. Il miracolo del passaparola e il culto postumo
Quello che sappiamo con certezza è che a partire dal 2011 il romanzo ha vissuto una seconda vita, molto più soddisfacente e appagante della prima, tanto da farne dimenticare i motivi del suo oblio. Tradotto e diffuso in Europa, senza l’ausilio di grandi campagne promozionali e avvalendosi solo del passaparola, Stoner ha conquistato il grande pubblico tanto da essere definito un fenomeno di culto postumo.
Un fenomeno quindi spiazzante, così come spiazzanti sono anche le recensioni: accanto ai numerosissimi lettori che ne tessono le lodi e lo considerano un capolavoro indiscutibile, ce ne sono alcune che invece lo ritengono noioso, statico, privo di qualsiasi interesse, tanto da essere abbandonato dopo poche pagine. Dove sta la verità? Chi ha ragione?
2. Una questione di aspettative: la trama dell’ordinario
Tutto sta nelle aspettative che ognuno di noi si crea prima di leggere un qualsiasi romanzo. Perché se vi aspettate avventure, colpi di scena, scelte che cambiano il corso degli eventi, una crescita interiore o un senso morale che al termine del romanzo rivela una verità assoluta, allora la delusione è più che giustificata.
Questo libro infatti apparentemente racconta la storia banale di un uomo banale, che subisce passivamente tutto quello che gli accade attorno senza mai avere la capacità di opporsi o comunque di fare prevalere i propri desideri. Figlio di umili contadini e destinato a proseguire l’attività di famiglia, finisce per diventare professore di letteratura all’Università del Missouri, svolgendo questo lavoro per il resto della sua vita, fino a farlo diventare il suo tratto identitario. Eppure tutto questo accade in modo del tutto casuale, senza che ci sia una particolare presa di posizione da parte sua. La stessa staticità la riscontriamo anche nel resto della sua esistenza che gli fa accettare passivamente una carriera lavorativa che non decollerà mai, un matrimonio che fallisce prima ancora di cominciare, un rapporto freddo e distaccato con la figlia, una relazione extraconiugale che deve essere chiusa e la fine della propria esistenza che viene accettata come un dato di fatto.
Anche lo stile letterario procede inesorabilmente verso la stessa direzione: periodi semplici e definiti; nessuna frase ad effetto; descrizioni essenziali; un ritmo lento e perfettamente in sintonia con la trama.
3. La forza dell’ambiguità: le molteplici chiavi di lettura
Eppure la vera forza di questo romanzo sta proprio nella sua apparente semplicità e nella sua altrettanto apparente mancanza di una precisa direzione che possano indirizzare verso una univoca chiave di lettura. E’ come se John Williams si fosse semplicemente limitato a consegnarci la storia di questo uomo così come è stata, nuda e cruda, trasferendo su noi lettori la responsabilità di rintracciare nel testo delle possibili chiavi di lettura. Ed effettivamente di chiavi di lettura se ne possono dedurre parecchie.
Potremmo definirla una riflessione sulla vita di noi comuni esseri umani: una vita che non è fatta di imprese eroiche o di fatti eclatanti ma di routine, di gesti e azioni che si ripetono e che ci mettono di fronte alla pochezza della nostra esistenza; o la dettagliata analisi dell’era dell’incomunicabilità, dove nessuno è in grado di esprimere i propri sentimenti e rimane così confinato nel proprio isolamento; o ancora la descrizione del mondo accademico, dove le ambizioni di alcuni si scontrano con la passività di un sistema che offre ben poche possibilità di crescita.
4. Il vero protagonista: la gabbia sociale del Novecento americano
Tuttavia, per comprendere la reale forza di questa storia, occorre spostare l’attenzione sul vero protagonista del romanzo, che non è il professore Stoner ma la società americana protestante della prima metà del ‘900. Il ritmo lento e pacato dell’intera narrazione è necessario per ricostruire l’ambiente e farcelo vivere come in prima persona. Senza questa prospettiva non riusciremo a comprendere a pieno il significato di quel perbenismo apparente, di quei sorrisi finti ma rassicuranti, di quel fitto e intenso mondo fatto di regole che sembrano così ovvie che ribellarsi appare contro natura. Ogni personaggio sembra una pedina di questo immenso scacchiere, che si muove solo per confermare questo schema imprescindibile.
Tutte le emozioni, i sentimenti e le sensazioni che escono fuori da queste regole non fanno parte di questo mondo, sono vissute e percepite come qualcosa che è altro, come elementi disturbanti ai quali si può rinunciare facilmente per riprendere in mano l’unica realtà possibile. Il ritmo lento e pacato della vita serve proprio a ricostruire l’ambiente, a farci entrare nel vivo e a farci accettare ciò che accade con la stessa passività con cui l’accettano i protagonisti.
John Williams insiste molto sull’effetto del totale distacco, e utilizza alcuni stratagemmi apparentemente banali ma molto efficaci. Per esempio quando si riferisce al protagonista lo chiama sempre per cognome, al contrario di quanto fanno gli altri personaggi della storia che, in base al tipo di rapporto, lo chiamano William, Willy, Bill, ecc… Questa accortezza stilistica ci impedisce di creare un legame affettivo con il protagonista, crea una ben distinta distanza di sicurezza e ci costringe sempre a guardarlo da lontano, come si guarderebbe un estraneo del quale poco ci importa.
5. Perché leggere Stoner oggi? Le mie conclusioni
Questo è quello che ho percepito dalla lettura di questo romanzo, che mi ha permesso di ragionare e riflettere su molti aspetti, soprattutto di carattere culturale. Il vero punto di forza del romanzo (e probabilmente il motivo del suo successo attuale) è la presa di posizione verso una società che noi ora riusciamo a ben identificare e a percepirne quei limiti che oggi reputiamo disturbanti.


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