Cagnaccio di San Pietro alla GAM di Palermo: analisi di un’opera che contesta il regime

Vi sarà capitato di visitare la Galleria Empedocle Restivo a Palermo (GAM) e imbattervi, al secondo piano, in un bambino, dallo sguardo fisso nel vuoto, che con una mano regge un bicchiere e con l’altra sostiene una bolla di sapone che sta per esplodere ancora attaccata alla sua “bacchetta magica”. Si tratta in realtà di una bambina, Liliana Scarpa, figlia del pittore Natale Bentivoglio Scarpa, l’autore del quadro in questione, noto come Cagnaccio di San Pietro. L’opera si chiama Bolla di sapone, arrivata alla GAM nel 1938, dono dell’allora prefetto Francesco Benigni, che nel ’38 concludeva il suo mandato. Dunque probabilmente un dono di commiato alla città di Palermo.

Da Natale Bentivoglio Scarpa a Cagnaccio di San Pietro


Il nome d’arte del pittore, piuttosto stravagante, era stato scelto partendo dal più famoso Carpaccio, prima era infatti Scarpaccio, con l’aggiunta successiva del luogo di provenienza, la borgata dei nonni dove il piccolo Natalino aveva trascorso l’infanzia. Il pittore dal carattere difficile e dai modi stravaganti aveva scelto così un nome forte, proletario e nobile al tempo stesso, con quel borgo di provenienza che era quasi marchio di fabbrica.

A quel borgo Cagnaccio fu legato per tutta la vita, e tutti i personaggi che rappresentò furono vicini a lui nella quotidianità: i semplici, i poveri, coloro che faticavano duramente per vivere, questi gli eroi di Cagnaccio. I bambini figli di amici, i due figli Liliana e Guerrino, i vecchi che spesso avevano l’aspetto di suo padre, le donne che ebbero il volto della sua compagna Mima o di una giovane prostituta incontrata per caso e ospitata in casa come una figlia.

Cagnaccio e il Ventennio: dal ritorno all’ordine al  Realismo Magico


Cagnaccio operò in un periodo storico particolarmente travagliato per il nostro paese; quel Ventennio che, inizialmente portatore di riforme e prosperità, trascinò presto l’Italia in una delle guerre più devastanti della sua storia. Non possiamo ignorare, d’altra parte, il fatto che Cagnaccio fosse profondamente antifascista, dunque, pur rifiutando sempre la tessera del partito, che tutti gli artisti erano invitati a prendere, dovette fare i conti con una società dove manifestare il proprio credo politico non era un’attività sicura.

Dunque Cagnaccio, che pur deve vivere del suo mestiere occupandosi anche della compagna Mima e dei due figli, pittore colto e attento alla forma, fa del cosiddetto “ritorno all’ordine” la sua bandiera. I Vivarini e Carlo Crivelli i maestri quattrocenteschi a cui si ispirerà per tutta la vita.

La sua è una pittura algida, quasi inquietante, seppur legata al classicismo rinascimentale; Cagnaccio mette in scena, più di chiunque altro nel panorama nostrano, la durezza delle linee nordiche, i colori smaltati di crivelliana memoria accompagnati dallo studio della prospettiva e dalla nettezza dei contorni.

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Queste atmosfere quotidiane, ma rivestite di una sorta di straniamento e incanto, diventano manifesto di una nuova corrente artistica, che in realtà è più un modo di sentire diffuso, un’atmosfera magica che spopola alla Biennale di Venezia del 1924; nasce così il Realismo Magico, che avrà vita relativamente breve, se non per opera di pochi sparuti sostenitori come Casorati, Donghi e lo stesso Cagnaccio che si faranno portatori di questo incanto per tutta la loro carriera artistica.

La Bolla di sapone di Cagnaccio di San Pietro: analisi dell’opera


Cagnaccio di San Pietro - La Bolla di sapone - GAM PalermoLa nostra opera Bolla di sapone è frutto di questa ricerca, il quadro è del 1927, già espressione chiara di un certo modo di dipingere che caratterizzerà tutta la produzione di Cagnaccio. Eppure questa bambina, dall’aspetto inquietante, che sembra oltrepassarci con lo sguardo e cristallizzata (come la sua bolla nell’atto di esplodere) fissa immobile un punto lontano, dice allo spettatore molto più di ciò che appare.

La postura della bambina ricorda vagamente certe foto del Ventennio, foto in cui i bambini erano spesso utilizzati a scopo propagandistico, per esaltare la narrazione “Patria, Stato, Famiglia”. Il suo vestitino squadrato, che ingabbia il corpo anziché accompagnarlo, ricorda più una scatola o una divisa, lo stesso colore, un blu di Prussia freddo come il ghiaccio, rimanda a una divisa più che a un vestitino da gioco. Dunque la nostra bambina con la bolla di sapone, non gioca, non ride, non indossa un abito da gioco, ma appare fredda e immobile così come il pittore vuole raccontarcela: è l’immagine di una infanzia messa in posa da un regime che ne fa uso strumentale di una narrazione distorta.

L’opera come disapprovazione del regime fascista

La nostra Bolla di sapone è specchio di un’epoca che usa anche l’infanzia per raccontare la sua versione della storia. Cagnaccio attraverso questa immagine dura e netta, che più ci sembra vicina più ci sfugge, ci racconta una società vittima del controllo del regime fascista, una società dove anche i figli e la famiglia sono parte della narrazione e come tali devono rispondere a caratteristiche precise. I bambini futuri soldati della patria, le bambine future madri e sostegno della famiglia, quest’ultima base a sua volta dello stato fascista.

Cagnaccio di San Pietro - Dopo l’OrgiaPoche le opere di Cagnaccio in cui il pittore esprime disapprovazione per il regime, la più eclatante è sempre stata considerata Dopo l’Orgia, oggi possiamo aggiungere questa bambina che con la sua algida postura e il suo sguardo assente ci ricorda una società rigida, controllata dallo stato e trasformata dal regime in una gabbia molto simile al vestitino della nostra piccola protagonista.

Informazioni su Mariella Anzalone 6 Articoli
Si è occupata di moda per molti anni, a Milano e in giro per il mondo, ma ha sempre coltivato la sua grande passione per l’arte. È laureata in Lingue e Letterature straniere e in Storia dell’arte. Il Novecento è il suo periodo storico artistico prediletto.

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